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Futuro del DOP, problematiche e prospettive PDF Stampa E-mail
Scritto da L'Olivicoltore   
mercoledì, 26 aprile 2006 02:41

Tra il 2003 e il 2005 le vendite degli oli DOP sono aumentate passando da 1,9 a 3,5 milioni di litri; in crescita è soprattutto il mercato straniero che include Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Australia e Giappone.

Questo è quanto emerge dalla quarta edizione del Salone Mediterraneo degli oli di qualità. L’evento si è svolto a Salerno, dal 21 al 23 aprile 2006 ed è stato organizzato dall'assessorato per l'Agricoltura e le Attività Produttive della Regione Campania, dalla Provincia e dalla Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato (CCIAA) di Salerno.

Mauro Candeloro, presidente di FEDERDOP, la Federazione che riunisce i consorzi di tutela del DOP dell'olio d'oliva italiano, mette in evidenza l’aumento delle vendite le vendite di oli extravergine d'oliva di qualità nel biennio 2003-2005; in arco di tempo hanno raggiunto complessivamente il valore di 15 milioni di euro, arrivando a coprire il 15% del totale.
Da una parte vi sono i grandi sforzi per ottenere le denominazioni di origine protetta, i libri volti a valorizzare gli oli di qualità, gli strumenti di tutela che l'Unione Europea; dall’altra i prodotti che aggirano le tutele e danneggiano il mercato complessivo. Una grande opera di comunicazione deve essere portata avanti con più energia sia lato produttore, con la valorizzazione degli oli legati al territorio, sia lato consumatore con una maggiore sensibilizzazione alla qualità.
Emerge un dato paradossale. Sebbene una quota stimabile tra l'86% e l'87% della produzione italiana di olio extravergine d'oliva proviene degli oliveti meridionali, la maggior parte delle Denominazioni di Origine Protetta sono concentrate presso i consorzi centro-settentrionali. La Puglia, da sola, copre il 40% della produzione italiana di olio extravergine d'oliva, eppure i marchi DOP pugliesi sono veramente pochi; la Calabria, seconda regione produttrice su scala nazionale, è addirittura invisibile a livello di DOP. Al primo posto, per numero di marchi DOP presenti sul territorio, si colloca la Toscana, seguita dall'Umbria.
Come conseguenza di questa più elevata visibilità, gli oli del centro pagano il prezzo di un più alto numero di imitazioni e contraffazioni, soprattutto all’estero. Mentre in Europa le normative contro le imitazioni e le contraffazioni hanno un loro valore, in paesei extraeuropei possono fare ben poco.
Quali sono i problemi legati al decollo del DOP? In primo luogo il produttore preferirebbe vendere direttamente al consumatore l'olio sfuso, piuttosto che aderire a un consorzio con imbottigliamento ed etichettatura con conseguente aumento dei costi di produzione e il progressivo venire meno del rapporto diretto col consumatore. Le DOP sembrano essere imposte dall'alto, diventando il punto di partenza di una politica di tutela della quale dovrebbero invece rappresentare il punto di arrivo. In secondo luogo, le ragioni del mancato decollo delle DOP vanno ricercate anche nelle caratteristiche della filiera italiana, composta da oltre un milione di piccoli e piccolissimi produttori, meno legati ai consorzi di quanto avvenga, ad esempio, in Spagna.
Ed è proprio la Spagna la maggiore concorrente degli oli italiani. Addirittura i marchi storici Carapelli e Sasso sono stati acquisiti dal gruppo spagnolo Sos Cuetara.
In Italia abbiamo poche aziende che dispongono di un grande quantitativo di ettari di terreno. La maggior parte della produzione viene al contrario svolta da produttori che dispongono di piccoli appezzamenti. In questa situazione non è impossibile ipotizzare come il prossimo passo possa essere rappresentato dall'acquisto diretto di terreni da parte di aziende straniere.
Iniziative come quelle del "Salone Mediterraneo degli oli di qualità” sono oggi un punto di riferimento per la promozione e la valorizzazione dell’olio di qualità in Italia ed all’estero ma, in assenza di politiche specifiche a livello nazionale, il futuro è più che mai ancora una volta incerto.

 
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