Ricerche

 

Omero lo chiamava “liquido d'oro”. Nell'antica Grecia, gli atleti ritualmente lo strofinavano su tutto il corpo. Il suo bagliore mistico ha illuminato la storia. Gocce di esso si sono infiltrate nelle ossa di santi morti e martiri attraverso i buchi delle loro tombe. L'olio d'oliva è stato più di un sempilce cibo per le genti del mediterraneo: è stato un medicinale, magico, una infinita sorgente di fascinazione e meraviglia e la fontana di grande ricchezza e potenza. L'albero di ulivo simbolo di abbondanza, gloria e pace, ha dato i suoi rami con foglie a incoronare i vittoriosi nei giochi amichevoli e nelle guerre sanguinose, e l'olio dei suoi frutti ha consacrato le teste più nobili attraverso la storia. Corone di olive e rami di ulivo, emblemi di benedizione e purificazione, erano ritualmente offerti agli dei e alle figure potenti: alcune furono addirittura trovate nella tomba di Tutan Kamon.

Coltivando il sacro

La coltura dell'olivo ha radici antiche. Resti fossilizzati degli antenati dell'albero di ulivo sono stati trovati vicino Livorno, datati venti milioni di anni fa, anche se la vera coltivazione probabilmente non è cominciata in quell'area fino al V sec. prima di Cristo. Le olive furono prima coltivate nella parte est del mediterraneo, nella regione nota come “mezza luna fertile” e si è spostata a ovest attraverso i millenni..

A cominciare dal 5000 a.c. e fino al 1400 a.c., la coltivazione delle olive si è diffusa da Creta alla Siria, Palestina e Israele; la rete commerciale e l'applicazione delle nuove conoscenze l'ha quindi portata nella Turchia del sud, Cipro ed Egitto. Fino al 1500 a.c. la Grecia, in particolare Micene, era l'area più largamente coltivata. Con l'espansione delle colonie greche, la coltura dell'ulivo ha raggiunto l'Italia del sud e l'Africa del nord nell' VIII sec. a.c., quindi si è diffusa nella Francia meridionale. Alberi di ulivo erano piantati nell'intero bacino mediterraneo sotto l'impero romano. Secondo lo storico Plinio, l'Italia aveva “eccellente olio d'oliva a prezzi ragionevoli” già nel I sec. a.c., “il migliore nel mediterraneo”, sosteneva.

Nella terra degli Ebrei, il re Salomone e il re Davide davano grande importanza alla coltivazione degli alberi di ulivo; il re Davide aveva persino delle guardie che custodivano gli orti e i depositi delle olive, garantendo la sicurezza degli alberi e del loro prezioso olio.

Gli alberi di ulivo dominavano la rocciose regioni rurali della Grecia e divennero i pilastri della società ellenica; erano così sacri che chi ne abbatteva uno era condannato alla morte o all'esilio. Nell'antica Grecia e a Roma, l'olio d'oliva era il bene di consumo più richiesto; sofisticate navi furono costruite al solo scopo di trasportarlo dalla Grecia, ai punti commerciali intorno al mediterraneo.

La credenza che l'olio d'oliva conferisse forza e giovinezza era ben diffusa. Nell'antico Egitto, Grecia e Roma, era infuso con fiori ed erbe per produrre sia medicine che cosmetici; a Micene è stata rinvenuta una lista che elencava gli aromi (finocchio, sesamo, sedano, crescione, menta, salvia, rosa e ginepro tra gli altri) aggiunti all'olio d'oliva nella preparazione degli unguenti.

Gli alberi di ulivo hanno una resistenza quasi titanica, una forza vitale che li rende quasi immortali. Nonostante gli inverni rigidi e le estati torride, nonostante potature, essi continuano a crescere orgogliosi e forti, protesi verso il cielo, portando frutti che nutrono, guariscono, ispirano e stupiscono. Le condizioni climatiche temperate, caratterizzate da estati non molto calde e asciutte e inverni piovosi, favoriscono raccolti abbondanti; la pietra, la siccità, il silenzio e la solitudine sono l'habitat ideale per i maestosi alberi di ulivo. Oggi l'Italia e la Spagna sono i produttori più prolifici di olio d'oliva, anche se la Grecia è ancora molto attiva. Ci sono circa 30 varietà di olive coltivate in Italia attualmente, e ognuna produce un olio particolare con le sue caratteristiche uniche.

Alcuni ricercatori portoghesi, nello studio “Determinazione di ftalati in olio di oliva acquistato nel mercato europeo” pubblicato su ResearchGate, hanno rilevato Oli extravergini di oliva acquistati nei supermercati con livelli di ftalati superiori ai limiti di migrazione previsti dal Regolamento comunitario 10/2011.

La pubblicazione è firmata da Joel Rodrigues Pereira, Maria do Céu Selbourne, Fatima Pocas, dell'Universidade Católica Portuguesa.

Gli ftalati sono una famiglia di composti chimici usati nell'industria delle materie plastiche come agenti plastificanti, ovvero come sostanze aggiunte al polimero per migliorarne la flessibilità e la modellabilità. 
Ftalati di alcoli leggeri (dimetilftalato, dietilftalato) sono invece usati come solventi nei profumi e nei pesticidi.
Gli ftalati sono sostanze in genere poco solubili in acqua, molto solubili negli oli e poco volatili. In genere si presentano come liquidi incolori.

Da un punto di vista sanitario gli ftalati sono considerati interferenti endocrini ovvero tossici per la riproduzione e capaci di alterare il sistema ormonale.

Nell'abstract dello studio si legge:

"Gli ftalati sono contaminanti onnipresenti nell'ambiente e nei prodotti di consumo. Sono utilizzati come plastificanti in molte materie plastiche utilizzate per imballaggi e articoli per la lavorazione, la manipolazione e lo stoccaggio degli alimenti.

Alcuni ftalati e i loro metaboliti sono noti per essere tossici per la riproduzione e gli interferenti endocrini e l'esposizione dei consumatori è stata fonte di preoccupazione.

L'olio d'oliva è di grande importanza nutrizionale ed economica e il suo contributo all'esposizione alimentare complessiva agli ftalati può essere rilevante.

Questo lavoro mirava ad analizzare la presenza di ftalati nei campioni di olio d'oliva raccolti nel mercato europeo. Un metodo alternativo per l'introduzione del campione nel sistema cromatografico è stato confrontato con l'estrazione liquida tradizionale seguita da analisi precedenti di concentrazione.

Il metodo ChromatoProbe ha presentato prestazioni simili per quanto riguarda i limiti di rilevazione e quantificazione ma, contrariamente ad altre matrici come il vino, non elimina la necessità di una precedente estrazione liquida. Il vantaggio principale dipende dal fatto di non richiedere la fase di concentrazione e dalla riduzione degli arresti del sistema per la manutenzione.

Per quanto riguarda i campioni di olio d'oliva raccolti, sono stati rilevati DEHP e DINP in tutti i campioni con una concentrazione media di 1,31 e 1,52 mgkg mg¹ e con una concentrazione massima di 7,52 e 6,29 mgkg⁻¹, rispettivamente. I risultati mostrano 4/16 campioni con concentrazione di DEHP superiore ai limiti di migrazione applicabili ai sensi della normativa sui materiali a contatto con gli alimenti.

Uno dei campioni è l'olio di sansa e quindi la fonte di contaminazione potrebbe essere il solvente utilizzato nel processo di estrazione. Ma gli altri 3 campioni sono oli extra vergini e vergini di oliva. Quindi è ancora importante sviluppare sforzi per rintracciare la fonte di contaminazione."

 <<Contiene una molecola che ha effetti analgesici e antinfiammatori>>

Il sapore pungente che si avverte in gola gustando un buon piatto condito con olio extravergine di oliva, rappresenta un “pizzico” di salute in più; ciò dipende da un composto naturale finora sconosciuto, un antinfiammatorio che impreziosisce ancora di più il biondo condimento.
Si chiama oleocantale e, come spiegano Gary Beauchamp & Paul Breslin del Monell Chemical Senses Center di Philadelphia, ha gli stessi effetti dell’ibuprofene, un antidolorifico non sterodeo (NSAIDs) ampiamente usato in medicina che a lungo termine può avere effetti  anticancerogeni.  

La scoperta dell’oleocantale avvenne per caso nel corso di un meeting di gastronomia molecolare in Sicilia. Qui Beauchamp gustando i piatti conditi con olio extravergine novello riconobbe in quel sapore pungente la stessa sensazione provata nell’assaggiare l’ibuprofene.

Guidato dall’idea che similitudini nelle proprietà organolettiche di due sostanze possono nascondere dietro importanti somiglianze chimiche, lo scienziato si mise subito alla ricerca di quel composto dal gusto pungente, che fino ad allora era sconosciuto e lo battezzò col nome di oleocantale (un’aldeide “ale”, che deriva dall’olio d’oliva “oleo” e che è pungente “canth”).

Per verificare che questo composto fosse veramente responsabile del sapore pungente del condimento, gli studiosi hanno testato diverse qualità d’olio d’oliva verificando che, maggiore era il contenuto di oleocantale in ciascuna, più forte il gusto pungente dell’olio. Infine i ricercatori hanno ricostruito in laboratorio la forma sintetica della molecola constatando che aveva identiche caratteristiche di quella naturale.

Successivamente, furono testate le proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche dell’oleocantale trovandolo capace di inibire gli enzimi COX-1 e COX-2, che sono appunto i bersagli dell’ibuprofene.

Non c’è dubbio quindi che l’oleocantale sia a sua volta un antidolorifico ed ora si dovrà scoprire il  suo meccanismo d’azione.
<<Adesso che sappiamo dell’esistenza dell’oleocantale e delle sue proprietà antinfiammatorie – dichiara l’esperto – sembra plausibile che la molecola giochi un ruolo casuale negli effetti benefici della dieta mediterranea, dove l’olio d’oliva è la principale sorgente di grassi>>.

Miele prodotto dalle Api

Da un'analisi della Coldiretti emerge che "è praticamente dimezzata la raccolta di miele in Italia nel 2019 per effetto dell’andamento climatico anomalo che non ha risparmiato gli alveari e fatto soffrire le api, un indicatore sensibile dello stato di salute dell’ambiente".

I primi 8 mesi del 2019 sono stati segnati da 1.126 eventi meteo estremi lungo la Penisola fra grandinate, trombe d’aria, tempeste di acqua e vento e ondate di calore, con un incremento del 56,4% rispetto all'anno precedente, secondo la banca dati ESWD.

Nei primi mesi primaverili si sono registrati caldo e siccità, a cui sono seguite copiose precipitazioni, unite ad un significativo calo termico per buona parte del mese di maggio che hanno compromesso le fioriture. Successivamente ad un'estate bollente si sono unite violente ondate di maltempo.

Questa situazione ha sconvolto la vita delle api che le api sono sentinelle dell’equilibrio naturale globale e della biodiversità.
Coldiretti sottolinea che l’alimentazione dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti, al quale proprio le api concorrono per l’80%.
Si dice che Albert Einstein sosteneva che: “se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.


Si stima che la produzione nazionale del 2019 risulti ben al di sotto delle oltre 23,3 milioni di chili del 2018:
Da gennaio a maggio del 2019 le importazioni sono risultate pari a 9,7 milioni di chili di cui circa la metà arriva dall'Ungheria e quasi il 10% dalla Cina.

Il prodotto italiano è riconoscibile attraverso la parola "Italia" presente in etichetta.
Nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”.
Se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”,
Se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

Le leggi che regolano la produzione di miele in Italia sono diverse da quelle degli altri stati. Ad esempio in Italia non è permessa produzione di miele da coltivazioni ogm, a differenza di quanto accade in Cina.

In Italia esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino.

Nelle campagne italiane – conclude la Coldiretti – ci sono 1,4 milioni gli alveari curati da 51.500 apicoltori di cui 33.800 circa produce per autoconsumo (65%) e il resto con partita iva che producono per il mercato (35%).

Data l'importante presenza di ulivi nel territorio italiano, come mai non esiste il miele di olivo?
L'impollinazione dell'olivo è anemofila, ovvero avviene grazie al vento.
Inoltre, la maggior parte delle cultivar di olivo è auto-incompatibile e necessita dell’impollinazione incrociata: è opportuno quindi che in uno stesso oliveto siano presenti due o più cultivar inter-compatibili che potranno essere impollinate reciprocamente grazie all'azione del vento.

I fiori dell’olivo non hanno sviluppato nel corso dell’evoluzione né colori, né odori, né nettare per attrarre i pronubi e garantirsi l’impollinazione incrociata, al contrario dei fiori delle angiosperme ad impollinazione entomofila (operata da insetti, tra cui le api), caratterizzati, invece, da colori vivaci e nettare profumato e ricco di zuccheri proprio per attrarre i pronubi.

Le api possono contribuire alla biodiversità delle flora presente al suolo e possono essere un indicatore per biomonitorare l'oliveto (inteso come ambiente in senso lato), ad esempio a capire se i trattamenti eseguiti negli oliveti con prodotti fitosanitari sono effettuati rispettando le norme sul controllo integrato.

Microbiota Intestinale

"Benefici per la salute dell'olio d'oliva e dei suoi componenti: Impatti sulle attività antiossidanti del microbiota intestinale e prevenzione delle malattie non trasmissibili", è uno studio che mette in evidenza:

  • L'Olio d'oliva, ed in particolare, l'olio extra vergine di oliva (EVOO), contiene composti bioattivi (ad es. polifenoli).

 

  • Il profilo di acidi grassi di olio extra vergine di oliva (EVOO) è ricco di acido oleico che possiede effetti benefici sulla salute.

 

  • L'olio extra vergine di oliva (EVOO) potrebbe migliorare la salute attraverso effetti positivi sul microbiota intestinale.

 

  • L'olio extra vergine di oliva (EVOO) potrebbe ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

 

  • L'olio extra vergine di oliva (EVOO) potrebbe ridurre il rischio di ipertensione, diabete di tipo 2, e cancro.

 

Lo studio è stato condotto da:

  • Mohsen Gavahian (Product and Process Research Center, Food Industry Research and Development Institute),
  • Amin Mousavi Khaneghah (Department of Food Science, Faculty of Food Engineering, State University of Campinas (UNICAMP), Monteiro Lobato),
  • José M. Lorenzo (Centro Tecnológico de la Carne de Galicia, Adva),
  • Paulo E.S. Munekata (Centro Tecnológico de la Carne de Galicia, Adva),
  • Izaskun Garcia-Mantrana (Institute of Agrochemistry and Food Technology, Spanish National Research Council (IATA-CSIC), Department of Biotechnology),
  • María Carmen Collado (Institute of Agrochemistry and Food Technology, Spanish National Research Council (IATA-CSIC), Department of Biotechnology),
  • Antonio J. Meléndez-Martínez (Food Colour & Quality Lab., Area of Nutrition & Food Science, Universidad de Sevilla, Facultad de Farmacia),
  • Francisco J. Barba (Nutrition and Food Science Area, Preventive Medicine and Public Health, Food Science, Toxicology and Forensic Medicine Department, Faculty of Pharmacy, Universitat de València, Avda).

 

Quadro generale:

Lo studio prende atto della tendenza crescente nel consumo di olio d'oliva, in particolare olio extra vergine di oliva, anche grazie ai suoi benefici per la salute


Questi benefici per la salute sono principalmente correlati a componenti salutari dell'olio d'oliva come polifenoli, tocoferoli e carotenoidi, gli effetti positivi dell'olio d'oliva sull'inibizione di agenti patogeni di origine alimentare, la stimolazione della crescita di microrganismi benefici e sua attività antiossidante.

Questi attributi rendono l'olio di oliva uno dei principali oli alimentari salutari in tutto il mondo.

 

Scopo e approccio:


Il presente studio prende in esame le recenti scoperte sui benefici per la salute del consumo di olio d'oliva, inclusi i suoi effetti sul microbiota intestinale, la sua attività antiossidante e la sua capacità di prevenire le malattie cardiovascolari (CVD).

Inoltre, vengono discussi i potenziali meccanismi coinvolti in questi effetti di salvaguardia della salute.

 
Principali risultati e conclusioni:

Questo studio ha dimostrato che gli oli d'oliva originari di varie regioni del mondo possono comportare effetti positivi sul microbiota intestinale.

Inoltre, questo olio commestibile (in particolar modo di tipo "extravergine") può prevenire le malattie cardiovascolari (CVD) grazie agli alti livelli di preziosi componenti bioattivi tra cui i composti fenolici (ad es. Oleocantale, tirosolo, idrossitirosolo, oleuropeina e oleuropeina aglicone) e la presenza di carotenoidi altamente biodisponibili e salvaguardanti la salute come la provitamina A, il β-carotene e la luteina.

Inoltre, l'assunzione orale di olio extra vergine di oliva può essere utile nella prevenzione del cancro e del diabete di tipo 2.

Pertanto, il consumo di olio d'oliva, in particolare di tipo extravergine, può essere raccomandato non solo per il suo profilo di acidi grassi salutari (in particolare acido oleico) ma anche per i preziosi effetti positivi dei suoi componenti bioattivi sulla salute umana.