
Frode alimentare in Puglia: olio lampante spacciato per extravergine bio e servito nelle mense scolastiche e per anziani
Un’operazione della Guardia di Finanza di Gallipoli ha portato alla luce una grave frode alimentare ai danni di numerosi Comuni della provincia di Lecce. Al centro dell’indagine, un olio etichettato come “extravergine d’oliva biologico”, ma risultato, secondo gli accertamenti, una miscela di olio di semi di girasole e olio “lampante”, non idoneo al consumo umano. Il prodotto era stato fornito da un’azienda calabrese a una società pugliese incaricata della gestione delle mense scolastiche e dei servizi di refezione per anziani in 38 Comuni del Salento.
L’inchiesta
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Lecce, è stata condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Lecce, in collaborazione con l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) di Puglia e Basilicata. Le verifiche sono state eseguite dalla Compagnia di Gallipoli, sotto la guida del capitano Fabio Gugliandolo.
Le analisi di laboratorio hanno rivelato che l’olio venduto come extravergine biologico era in realtà una miscela di bassa qualità, con almeno 38 tonnellate di prodotto adulterato fornite nel biennio 2023-2024. Il prezzo di vendita – pari a 2,50 euro al litro – era notevolmente inferiore rispetto alla media di mercato, consentendo all’azienda pugliese di ottenere l’aggiudicazione di appalti pubblici.
Le responsabilità e gli indagati
Tre le persone attualmente indagate: due imprenditori salentini e un imprenditore calabrese, oltre alla società di capitali pugliese coinvolta. Le ipotesi di reato includono frode nelle pubbliche forniture, vendita di alimenti non genuini come genuini e contraffazione di indicazioni geografiche e denominazioni di origine.
Secondo quanto emerso, nei 25 centri cottura gestiti dalla società pugliese, veniva utilizzato olio di categoria merceologica inferiore, in sostituzione di quello biologico previsto nei capitolati d’appalto. Le mense coinvolte servivano bambini delle scuole dell’infanzia e primarie, oltre a strutture per anziani.
I precedenti
La stessa azienda era già finita sotto inchiesta nel 2016 per un episodio analogo: in quell’occasione, oltre 170 bambini e alcuni adulti, in diversi Comuni del Salento, accusarono malori a seguito della somministrazione dei pasti. L’amministrazione comunale di Nardò revocò il contratto con l’azienda, che successivamente intraprese un’azione legale. Il tribunale diede però ragione al Comune, condannando la società anche al pagamento delle spese processuali.
La reazione delle istituzioni
Il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha commentato duramente la vicenda:
“Un fatto gravissimo e un inganno intollerabile. Ringrazio la Guardia di Finanza e l’Ispettorato per l’ottimo lavoro svolto. Solo ieri, in Sicilia, sono stati sequestrati 3 milioni di litri di latte maltese falsamente etichettato come italiano. Due operazioni in pochi giorni che dimostrano quanto siano efficaci i controlli lungo la filiera agroalimentare. La qualità e la legalità sono i pilastri del Made in Italy, e chi tenta di aggirare le regole troverà sempre un sistema di vigilanza pronto a intervenire”.
La posizione delle autorità
“La contraffazione e la vendita di prodotti alimentari non genuini – sottolineano i finanzieri – oltre a rappresentare un rischio per la salute pubblica, danneggiano gravemente il mercato, penalizzando le imprese oneste e minando la fiducia dei consumatori”.
Le indagini sono tuttora in corso. Sarà la magistratura a stabilire eventuali responsabilità penali.
