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Frodi olio extravergine, controlli ICQRF: come funziona l’analisi del rischio

Non più soltanto controlli sul prodotto finito: il contrasto alle frodi nell’olio extravergine di oliva punta sempre di più su analisi del rischio, tracciabilità digitale, controlli nei porti e verifiche incrociate lungo la filiera. Nel 2025 l’ICQRF ha effettuato oltre 7.200 ispezioni nel settore dell’olio di oliva, il 21,1% in più rispetto al 2023.

Intercettare una possibile frode prima che l’olio arrivi sugli scaffali.

È questa una delle direzioni verso cui si sta muovendo il sistema italiano dei controlli nel settore oleario.

Le verifiche non riguardano più soltanto bottiglie, etichette e singole partite di prodotto già presenti sul mercato. L’obiettivo è individuare preventivamente le operazioni considerate maggiormente a rischio, seguendo i movimenti dell’olio lungo la filiera e incrociando informazioni commerciali, documentali e analitiche.

Un approccio che assume particolare importanza in un mercato nel quale grandi quantità di olio attraversano ogni anno i confini nazionali e comunitari prima di essere confezionate e commercializzate.

Da Livorno a Firenze: 30 tonnellate di olio lampante bloccate prima della vendita

Un caso emblematico si è verificato tra la fine di giugno e l’inizio di luglio 2026.

Gli ispettori dell’ICQRF avevano effettuato un campionamento su una partita di olio transitata dal porto di Livorno. Le successive analisi hanno accertato che il prodotto, dichiarato come olio extravergine di oliva di origine spagnola, presentava invece caratteristiche riconducibili all’olio lampante.

Il carico è stato quindi rintracciato presso uno stabilimento oleario della provincia di Firenze.

Il 2 luglio sono state sequestrate 30 tonnellate di prodotto, che secondo quanto riportato sull’operazione erano pronte per essere commercializzate come extravergine. Il valore potenziale della merce è stato stimato in circa 240 mila euro.

Il caso è particolarmente significativo perché il controllo è iniziato prima dell’arrivo del prodotto sul mercato finale.

Ed è proprio questa capacità di selezionare preventivamente le operazioni più meritevoli di approfondimento a rappresentare uno degli elementi centrali della nuova strategia di vigilanza.

Che differenza c’è tra olio extravergine e olio lampante?

La distinzione non è semplicemente commerciale.

L’olio extravergine di oliva deve rispettare precisi requisiti chimici e organolettici e può essere venduto direttamente al consumatore.

L’olio lampante appartiene invece alla categoria degli oli vergini, ma presenta caratteristiche che non ne consentono la commercializzazione diretta come alimento. Deve essere sottoposto a raffinazione prima di poter entrare, secondo le modalità previste dalla normativa, nella produzione dell’olio di oliva raffinato e delle relative miscele.

Commercializzare come extravergine un olio appartenente a una categoria qualitativamente inferiore significa quindi attribuire al prodotto caratteristiche che non possiede, con conseguenze economiche sia per il consumatore sia per gli operatori che commercializzano correttamente il proprio olio.

Nel 2025 oltre 7.200 ispezioni sull’olio

Il rafforzamento delle verifiche emerge anche dai numeri diffusi dal Ministero dell’Agricoltura.

Secondo il MASAF, nel 2025 l’ICQRF ha effettuato oltre 7.200 ispezioni nel settore dell’olio di oliva, con un incremento del 21,1% rispetto al 2023.

È cresciuto anche il numero degli operatori sottoposti a controllo.

Una particolare attenzione è stata dedicata all’olio commercializzato come EVO 100% italiano: nel 2025 sono state effettuate quasi 2.500 ispezioni su questa tipologia di prodotto. Il Ministero riferisce inoltre che nell’ambito dell’attività di controllo sono stati denunciati 67 soggetti. Naturalmente una denuncia o una contestazione non equivale a una condanna definitiva.

I dati mostrano comunque quanto l’olio rappresenti uno dei settori maggiormente monitorati dell’agroalimentare italiano.

Cinque milioni di chili controllati in dieci giorni

Ancora più significativo è quanto avvenuto nel luglio 2026.

Il MASAF ha comunicato che, nel periodo compreso tra il 2 e il 13 luglio, il solo ICQRF ha sottoposto a controllo 5 milioni di chilogrammi di olio, procedendo a sequestri di merce per un valore complessivo dichiarato di 10,3 milioni di euro.

Il dato comprende naturalmente operazioni differenti e non significa che 5 milioni di chilogrammi di olio fossero irregolari.

È una distinzione importante: quantità controllata, quantità irregolare e quantità sequestrata non sono la stessa cosa.

L’intensificazione delle verifiche serve proprio a concentrare l’attività ispettiva sui punti della filiera considerati maggiormente esposti al rischio.

Porti sotto osservazione

Uno dei passaggi strategici riguarda i punti di ingresso dell’olio proveniente dall’estero.

Il caso delle 30 tonnellate intercettate tra Livorno e Firenze dimostra l’importanza dei controlli effettuati direttamente sui flussi commerciali.

L’Italia è contemporaneamente un grande produttore, importatore, trasformatore ed esportatore di olio di oliva. Le partite possono quindi passare attraverso diversi operatori e stabilimenti prima di raggiungere il consumatore.

Per questo un controllo effettuato all’ingresso può permettere di seguire successivamente il prodotto lungo la catena commerciale e intervenire prima della sua vendita.

Le linee operative indicate nel luglio 2026 dalla Cabina di regia sui controlli agroalimentari prevedono infatti il rafforzamento delle verifiche congiunte presso industrie, commercianti, grande distribuzione e porti.

Il Registro telematico dell’olio diventa uno strumento antifrode

In questo sistema assume un ruolo centrale anche il Registro telematico degli oli (RTO).

Gli operatori obbligati devono registrare le movimentazioni e le giacenze di olio, creando una grande quantità di informazioni che può essere utilizzata dagli organismi di controllo.

Il registro non serve quindi soltanto per fotografare periodicamente quante tonnellate di olio sono presenti in Italia.

L’incrocio tra carichi, scarichi, provenienza del prodotto, categorie dichiarate e movimenti tra stabilimenti può contribuire a individuare anomalie che meritano un approfondimento ispettivo.

È il passaggio da una logica prevalentemente reattiva a una logica basata sempre più sull’analisi del rischio. L’ICQRF ha indicato proprio la digitalizzazione delle informazioni e il loro utilizzo incrociato come uno degli strumenti destinati ad assumere crescente importanza nei controlli della filiera.

Non basta più analizzare acidità e parametri tradizionali

Anche le tecniche utilizzate nei laboratori si stanno evolvendo.

Le frodi più sofisticate possono richiedere verifiche molto più complesse delle tradizionali analisi chimiche.

Tra le linee indicate dal Ministero per il rafforzamento dei controlli figurano l’aumento dei campionamenti e analisi chimico-fisiche, organolettiche, sui residui di prodotti fitosanitari e di tipo molecolare e isotopico.

È inoltre prevista una maggiore collaborazione fra i laboratori dell’ICQRF, quelli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e quelli del Ministero della Salute.

La combinazione tra dati digitali e analisi di laboratorio diventa quindi fondamentale: un’anomalia individuata sulla carta può portare al campionamento del prodotto e le analisi possono a loro volta confermare o escludere l’ipotesi iniziale.

Il rischio maggiore: origine e categoria dell’olio

Due delle informazioni economicamente più importanti presenti su una bottiglia sono la categoria qualitativa e l’origine.

Un olio venduto come extravergine ha un valore commerciale diverso rispetto a un vergine o a un lampante.

Allo stesso modo, soprattutto sul mercato italiano, l’indicazione dell’origine può incidere sensibilmente sul prezzo.

Non sorprende quindi che i controlli si concentrino proprio sulla corrispondenza tra prodotto effettivamente detenuto, documentazione, registrazioni telematiche e informazioni successivamente dichiarate al consumatore.

Negli ultimi anni le indagini hanno riguardato anche operazioni internazionali molto articolate. Un’attività avviata tra il 2023 e il 2024 nel Salento, ad esempio, ha portato nel giugno 2026 alla conclusione delle indagini nei confronti di nove soggetti nell’ambito di presunti traffici riguardanti circa 300 tonnellate di oli provenienti da Paesi terzi, la cui origine sarebbe stata modificata documentalmente attraverso operazioni societarie e commerciali. Le responsabilità individuali dovranno naturalmente essere accertate nelle sedi competenti.

Più controlli tutelano anche chi produce olio correttamente

Il contrasto alle frodi non riguarda soltanto la tutela del consumatore.

Un olio appartenente a una categoria inferiore o proveniente da un’altra origine e venduto come prodotto di maggiore valore può essere immesso sul mercato a condizioni difficilmente sostenibili da chi produce e commercializza rispettando tutte le regole.

Il danno si trasferisce quindi lungo l’intera filiera: produttori, frantoi, imbottigliatori e commercianti corretti devono confrontarsi con operatori che potrebbero ottenere un vantaggio economico attraverso dichiarazioni non corrispondenti alle caratteristiche reali del prodotto.

Per questo la capacità di individuare l’irregolarità prima dell’immissione sul mercato può essere ancora più importante del semplice sequestro effettuato quando il prodotto è già stato distribuito.

La lotta alle frodi dell’olio diventa sempre più digitale

La tendenza appare ormai evidente.

Il futuro dei controlli sull’olio extravergine non sarà basato soltanto su un numero maggiore di ispezioni, ma sulla capacità di scegliere dove, quando e cosa controllare.

Registri telematici, analisi delle movimentazioni, verifiche nei porti, controlli sull’origine, laboratori specializzati e cooperazione tra diverse autorità consentono di concentrare le risorse sulle operazioni che presentano gli indicatori di rischio più elevati.

Il sequestro delle 30 tonnellate di olio lampante proveniente dalla Spagna rappresenta in questo senso un caso particolarmente significativo: il prodotto è stato campionato al momento dell’ingresso, analizzato, rintracciato e sequestrato prima della commercializzazione come extravergine.

È probabilmente questa la trasformazione più importante in corso nel sistema dei controlli: non aspettare che la frode arrivi sullo scaffale, ma cercare di intercettarla lungo il percorso che porta l’olio dal produttore al consumatore.