
Proteste degli agricoltori, dal 31 ottobre al 6 novembre: presidi ancora attivi e aiuti contestati
Dalla Sicilia alla Calabria prosegue la mobilitazione contro il caro gasolio e la crisi dei prezzi agricoli. A Falerna il confronto con gli amministratori locali, mentre il Movimento Territorio e Agricoltura giudica insufficienti le risorse stanziate. Cresce la richiesta di regole per la grande distribuzione e di interventi strutturali a sostegno delle aziende.
Le proteste degli agricoltori italiani proseguono anche nella prima settimana di novembre 2026. Dopo le manifestazioni con i trattori e i presidi che hanno caratterizzato ottobre, dal 31 ottobre al 6 novembre l’attenzione si è concentrata soprattutto sul confronto con le istituzioni e sull’efficacia delle misure economiche adottate per affrontare il caro carburanti e i costi di produzione.
Il fronte più attivo è quello calabrese, dove il Movimento Territorio e Agricoltura (MTA) ha mantenuto il presidio di Falerna, in provincia di Catanzaro, convocando rappresentanti politici e amministratori locali.
Anche in Sicilia resta aperta la vertenza del Comitato Carovita di Caltagirone, che ha portato le proprie richieste all’attenzione della Presidenza della Regione.
La settimana è stata caratterizzata meno da nuovi grandi cortei e più dal tentativo di ottenere risposte concrete su contributi, prezzi agricoli e rapporti commerciali.
Una prosecuzione delle mobilitazioni già documentate nel nostro precedente approfondimento sulle proteste degli agricoltori dalla Sicilia alla Campania.
31 ottobre: il Movimento Territorio e Agricoltura convoca le istituzioni a Falerna
Sabato 31 ottobre il Movimento Territorio e Agricoltura ha annunciato una nuova iniziativa pubblica per il 5 novembre presso il presidio permanente di Falerna, situato nei pressi dello svincolo dell’autostrada A2.
L’invito è stato rivolto al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, agli assessori, ai consiglieri regionali, ai presidenti delle Province e ai sindaci calabresi.
L’obiettivo dichiarato era aprire un confronto diretto sulle difficoltà economiche che stanno mettendo in crisi il settore primario.
Gli agricoltori contestano soprattutto l’aumento dei costi di produzione e la difficoltà di ottenere prezzi remunerativi per i prodotti agricoli.
La convocazione ha rappresentato un passaggio importante: dopo settimane di manifestazioni, il movimento ha cercato di trasformare la protesta in un’occasione di confronto istituzionale, coinvolgendo anche cittadini, lavoratori e imprese.
1° novembre: in Sicilia il Comitato Carovita incontra Schifani
In Sicilia, il 1° novembre è emersa la notizia di un confronto informale a Palermo tra alcuni rappresentanti del Comitato Carovita di Caltagirone e il presidente della Regione Renato Schifani.
Il comitato, protagonista delle proteste iniziate a ottobre nel Calatino, ha consegnato una piattaforma di richieste incentrata sui costi dei carburanti, sull’energia e sulla tutela delle produzioni locali.
La mobilitazione coinvolge agricoltori, autotrasportatori e altre categorie produttive, accomunate dalla difficoltà di sostenere l’aumento delle spese operative.
Per le aziende agricole siciliane il problema riguarda non soltanto il gasolio utilizzato per le lavorazioni, ma anche i costi dell’irrigazione, della meccanizzazione e del trasporto dei prodotti.
Il confronto con il presidente della Regione costituisce un segnale di interlocuzione politica, ma non equivale all’approvazione delle misure richieste.
2 novembre: a Falerna la pioggia interrompe temporaneamente la manifestazione
Lunedì 2 novembre il maltempo ha provocato una breve sospensione delle attività di protesta a Falerna.
Secondo quanto documentato dalla TGR Calabria, la pioggia ha impedito lo svolgimento della manifestazione nella giornata, senza comportare la conclusione del presidio.
Gli agricoltori hanno confermato la volontà di proseguire la mobilitazione e mantenere l’appuntamento del 5 novembre.
La continuità del presidio, attivo da diverse settimane, testimonia la determinazione degli operatori nel chiedere provvedimenti ritenuti realmente efficaci.
La protesta si colloca infatti in una situazione di crescente preoccupazione per la sopravvivenza delle imprese agricole, soprattutto quelle di piccole dimensioni.
Il nodo degli aiuti: contributi troppo bassi per molte aziende
Nei primi giorni di novembre il dibattito si è concentrato anche sull’efficacia delle misure economiche predisposte per sostenere le imprese.
La questione riguarda in particolare il gasolio agricolo e i fertilizzanti, due fattori produttivi che incidono direttamente sui bilanci delle aziende.
Secondo le valutazioni diffuse dalla CIA in Calabria, alcuni meccanismi di sostegno rischiano di produrre benefici economici molto contenuti per numerosi agricoltori.
L’organizzazione ha segnalato, tra le criticità, la limitata quota di consumi agevolabili e la possibilità che una parte consistente delle imprese riceva contributi di importo modesto per i fertilizzanti.
Il problema non è quindi soltanto l’ammontare complessivo dei fondi stanziati, ma anche la loro distribuzione e l’effettiva capacità di compensare gli aumenti delle spese.
Per gli agricoltori, un aiuto una tantum può rappresentare un sostegno temporaneo, ma difficilmente risolve uno squilibrio economico che si ripresenta a ogni ciclo produttivo.
5 novembre: Falerna, agricoltori e sindaci insieme al presidio
Giovedì 5 novembre si è svolto il nuovo appuntamento organizzato dal Movimento Territorio e Agricoltura presso lo svincolo autostradale di Falerna.
Alla manifestazione hanno partecipato diversi amministratori locali, tra cui Francesco Stella, sindaco di Falerna, Anna Bartucca di Filadelfia, Armando Bossio di Cleto e Domenico Giampà di San Pietro a Maida.
Presente anche il consigliere regionale Gianpaolo Bevilacqua.
Il coinvolgimento dei sindaci ha dato maggiore visibilità alle rivendicazioni degli agricoltori, rafforzando il collegamento tra crisi delle aziende e difficoltà economiche dei territori rurali.
Durante l’iniziativa è stata rilanciata anche la proposta di organizzare una manifestazione pacifica a Roma, per portare le richieste direttamente all’attenzione delle istituzioni nazionali.
La contestazione sui 3,6 milioni destinati alla Calabria
Uno dei principali motivi di insoddisfazione riguarda le risorse economiche previste per il comparto.
Matteo Talarico, responsabile regionale del Movimento Territorio e Agricoltura, ha contestato l’efficacia degli stanziamenti, sostenendo che alla Calabria sarebbero destinati 3,6 milioni di euro nell’ambito degli interventi nazionali richiamati dal movimento.
Secondo le valutazioni degli organizzatori, gli importi effettivamente ottenibili da alcune aziende potrebbero risultare inferiori a 100 euro.
Si tratta di stime e contestazioni dei rappresentanti della protesta, non di una certificazione degli importi che saranno effettivamente liquidati a tutte le imprese.
La critica riguarda comunque un punto sostanziale: secondo gli agricoltori, le risorse non sarebbero proporzionate all’aumento delle spese sostenute e al rischio di chiusura di numerose attività.
Il movimento chiede quindi interventi più incisivi e una programmazione capace di assicurare continuità economica al settore.
6 novembre: il presidio continua, nel mirino anche la grande distribuzione
Venerdì 6 novembre la protesta di Falerna risultava ancora attiva.
Secondo quanto riferito dalla TGR Calabria, gli agricoltori hanno espresso insoddisfazione per la partecipazione delle istituzioni regionali all’appuntamento del giorno precedente: al presidio si è presentato un solo consigliere regionale, nonostante l’invito rivolto a una rappresentanza più ampia.
Le rivendicazioni hanno assunto anche un carattere strutturale.
Il Movimento Territorio e Agricoltura chiede una maggiore regolamentazione dei rapporti con la grande distribuzione organizzata, per contrastare condizioni commerciali ritenute penalizzanti per i piccoli produttori.
Un’altra richiesta riguarda la gestione diretta da parte della Regione Calabria dei fondi nazionali destinati all’agricoltura, con l’obiettivo di garantirne l’effettivo utilizzo a beneficio delle aziende del territorio.
Il tema della distribuzione delle risorse si affianca quindi a quello, altrettanto rilevante, della formazione dei prezzi lungo la filiera agroalimentare.
Olivicoltura, perché la crisi dei prezzi alimenta la protesta
Le difficoltà denunciate dagli agricoltori coinvolgono direttamente anche l’olivicoltura italiana, nel pieno della campagna 2026/2027.
Per un’azienda olivicola il costo di produzione dipende da numerosi fattori: lavorazioni del terreno, potatura, gestione fitosanitaria, raccolta, trasporto delle olive e molitura.
In molte realtà questi costi non si sono ridotti nella stessa misura delle quotazioni all’origine registrate rispetto ai massimi degli anni precedenti.
Il risultato è una pressione crescente sui margini aziendali.
Anche i dati disponibili sul mercato confermano la forte differenziazione territoriale dei prezzi.
Secondo le rilevazioni ISMEA riportate da Olio-Extra-Vergine.it, tra le ultime quotazioni disponibili figurano 4,80 euro al chilogrammo sulla piazza di Foggia al 29 ottobre e 6,35 euro al chilogrammo a Palermo al 3 novembre.
Questi valori si riferiscono alle quotazioni all’origine e non ai prezzi al dettaglio. Non rappresentano inoltre il costo di produzione di ogni singola azienda, che può variare sensibilmente in funzione delle condizioni agronomiche e organizzative.
Per seguire l’evoluzione del mercato è possibile consultare le quotazioni aggiornate dell’olio extravergine di oliva.
Il problema dei prezzi riconosciuti agli agricoltori
Le proteste pongono una questione che riguarda l’intero sistema agroalimentare: la distanza tra il valore riconosciuto al produttore e il prezzo finale pagato dal consumatore.
Questa differenza non costituisce automaticamente una pratica commerciale scorretta, perché lungo la filiera intervengono costi di trasformazione, confezionamento, logistica e distribuzione.
Tuttavia, quando il prezzo all’origine non consente di coprire i costi di produzione, la sostenibilità economica delle aziende può essere compromessa.
Il tema è particolarmente importante nell’olivicoltura tradizionale, dove la conformazione dei terreni, la dimensione degli appezzamenti e la difficoltà di meccanizzazione possono rendere le operazioni agricole più onerose.
Per questo motivo gli agricoltori chiedono non soltanto contributi temporanei, ma anche maggiore trasparenza commerciale e strumenti capaci di rafforzare la loro posizione contrattuale.
Verso il 20 novembre: la mobilitazione resta aperta
Al termine della settimana, il 6 novembre, non risultava raggiunta una soluzione complessiva alle vertenze agricole ancora aperte.
In Calabria il presidio di Falerna continuava a rappresentare uno dei principali punti di riferimento della protesta.
Nel frattempo si guarda al 20 novembre, data indicata per un nuovo appuntamento di mobilitazione.
Secondo la TGR Calabria, alla prospettata iniziativa di sciopero generale avevano aderito, al momento, gli agricoltori del Movimento Popolare Nazionale. Non risultava invece un’adesione generalizzata di tutte le organizzazioni agricole coinvolte nelle proteste.
La prima settimana di novembre si chiude dunque senza una conclusione della vertenza.
Il passaggio dai cortei con i trattori ai confronti istituzionali non significa che le ragioni della protesta siano venute meno.
Gli agricoltori continuano a chiedere provvedimenti capaci di incidere realmente sui costi di produzione, sulla distribuzione delle risorse e sul valore riconosciuto ai prodotti.
Per l’olivicoltura italiana, impegnata nella raccolta delle olive e nella commercializzazione dell’olio nuovo, la questione centrale rimane la stessa: assicurare che il lavoro agricolo possa generare un reddito sufficiente a garantire la sopravvivenza delle imprese e la continuità produttiva dei territori rurali.














