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Campagna olearia 2026/2027: si parte già con 233.377 tonnellate di giacenze

Se la produzione futura è ancora incerta, esiste invece un dato già perfettamente misurabile: la quantità di olio presente nei magazzini italiani: 233.377 tonnellate di giacenze (+43,9% rispetto all’anno precedente), e di cui 108.299 tonnellate di EVO italiano (+139,6% rispetto all’anno precedente).
L’olio extravergine rappresenta 185.373 tonnellate, pari al 79,4% dello stock complessivo (+62,3%)

I dati sono del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, aggiornati al 31 luglio 2026.

Ad essere rimasto in giacenza è stato soprattutto l’olio di produzione italiana.

EVO in giacenza 31 luglio 2025 31 luglio 2026 Variazione
Italiano 45.200 t 108.299 t +139,6%
UE 57.745 t 55.466 t -3,9%
Extra UE 4.883 t 9.958 t +103,9%
Blend 6.383 t 11.650 t +82,5%
Totale EVO 114.211 t 185.373 t +62,3%

Il nuovo olio arriverà progressivamente sul mercato mentre una quantità significativa di prodotto della precedente campagna si trova ancora nei depositi.

L’Italia arriva quindi alla raccolta 2026 con una situazione di mercato profondamente diversa rispetto a quella osservata un anno fa: le giacenze di olio sono molto più elevate, i prezzi all’origine dell’extravergine sono scesi e il mercato internazionale presenta una disponibilità di prodotto decisamente maggiore rispetto agli anni della grande crisi produttiva mediterranea.

Sul fronte agricolo, invece, rimane ancora difficile stabilire con precisione quanto olio produrrà l’Italia.

A inizio settembre il quadro appare infatti fortemente differenziato tra regioni, territori e persino singoli oliveti.

Campagna olearia 2026/2027: il quadro in sintesi

Fattore Situazione a inizio settembre 2026
Produzione italiana Ancora troppo presto per una stima nazionale definitiva
Produzione mondiale USDA: circa 3,25 milioni di tonnellate
Produzione UE USDA: circa 2,10 milioni di tonnellate
Giacenze in Italia 233.377 tonnellate al 31 luglio
Giacenze rispetto al 2025 +43,9%
Giacenze di EVO 185.373 tonnellate (+62,3%)
EVO italiano in giacenza 108.299 tonnellate (+139,6%)
Prezzi all’origine Nettamente inferiori rispetto al 2025
Raccolta Prime partenze a settembre, piena attività tra ottobre e novembre
Variabili decisive Piogge, temperature, resa, cascola e mosca dell’olivo

Le stime USDA aggiornate ad agosto indicano per la campagna 2026/27 una produzione mondiale di circa 3,25 milioni di tonnellate di olio di oliva, di cui circa 2,10 milioni nell’Unione europea. Si tratta quindi di uno scenario internazionale che, almeno per il momento, non presenta una situazione di particolare scarsità.

La Puglia concentra una parte enorme delle scorte

Il problema assume una rilevanza particolare nelle principali aree produttive.

Al 31 luglio la Puglia deteneva complessivamente 73.559 tonnellate di oli di oliva, delle quali 64.101 tonnellate di extravergine.

Seguivano Toscana e Calabria.

In Puglia era concentrato il 31,5% dell’intero olio presente nei magazzini italiani.

La situazione assume quindi una particolare importanza perché proprio la Puglia rappresenta la regione capace di incidere maggiormente sulla produzione nazionale.

Se ad elevate giacenze dovesse aggiungersi una produzione 2026 particolarmente abbondante, il rapporto tra domanda e offerta potrebbe esercitare nuova pressione sul mercato

Prezzo dell’olio: a Bari l’EVO è sceso a 4,55 euro/kg

La pressione è già visibile nelle quotazioni.

Secondo le rilevazioni ISMEA relative alla settimana 24-30 agosto 2026, l’olio extravergine di oliva sulla piazza di Bari è stato quotato a: 4,55 euro/kg.

A Trapani l’extravergine è stato rilevato a 6,90 euro/kg.

Le differenze territoriali rimangono enormi: l’Igp Toscano a Siena era quotato a 12 euro/kg e alcune denominazioni mantengono livelli ancora superiori.

Questo conferma quanto sia scorretto parlare genericamente di un unico “prezzo dell’olio extravergine italiano”.

Esistono mercati differenti, costi differenti, produzioni differenti e soprattutto valori commerciali molto diversi tra olio standard, produzioni territoriali e oli DOP e IGP.

L’olio estero aumenta la pressione sul mercato italiano

A rendere più complesso il quadro è il prezzo dell’olio proveniente dagli altri Paesi produttori.

Nell’ultima settimana di agosto il prezzo medio all’ingrosso rilevato da ISMEA per l’olio extravergine di oliva di provenienza estera era di circa: 3,74 euro/kg.

Il differenziale rispetto a molte produzioni italiane rimane quindi consistente.

Quando il prodotto spagnolo, greco o di altre provenienze è ampiamente disponibile a prezzi inferiori, una parte del mercato dell’imbottigliamento può naturalmente orientarsi verso queste origini.

È uno dei motivi per cui la quantità prodotta dall’Italia non può essere analizzata isolatamente.

Il prezzo dell’olio italiano dipenderà anche dalla Spagna

La variabile più importante continuerà ad essere la Spagna.

Nella campagna precedente la produzione spagnola si è attestata intorno a 1,3 milioni di tonnellate. Le prospettive primaverili per la nuova raccolta erano inizialmente favorevoli, anche se caldo e disponibilità idrica durante l’estate hanno successivamente aumentato l’incertezza.

Per il mercato italiano sarà quindi fondamentale osservare cosa accadrà nelle prossime settimane in Andalusia.

Una produzione spagnola elevata aumenterebbe la disponibilità europea e potrebbe limitare le possibilità di recupero dei prezzi.

Una revisione consistente al ribasso delle aspettative avrebbe invece l’effetto opposto.

Quanto olio produrrà l’Italia nella campagna 2026/2027?

È la domanda che interessa maggiormente produttori, frantoi, imbottigliatori e consumatori.

Una buona fioritura o una buona allegagione primaverile, inoltre, non equivalgono automaticamente a una buona produzione finale di olio.

Le settimane che precedono la raccolta possono modificare sensibilmente il risultato.

Settembre sarà decisivo per le olive

Tra settembre e l’inizio della raccolta occorrerà osservare soprattutto lo sviluppo definitivo delle drupe.

Uno degli elementi centrali sarà la disponibilità di acqua.

Negli oliveti che hanno sofferto maggiormente la siccità estiva le olive possono presentare dimensioni inferiori, mentre eventuali piogge nelle prossime settimane potrebbero migliorare almeno in parte la situazione, soprattutto dove le piante non hanno raggiunto livelli di stress irreversibili.

Ma le dimensioni delle olive non raccontano da sole quale sarà la quantità di olio ottenuta.

È necessario considerare anche l’accumulo di olio nella drupa e quindi la resa effettiva al frantoio.

Per questo le prime moliture saranno particolarmente interessanti: consentiranno di passare dalle valutazioni visive delle olive ai primi dati reali sulle rese.