
Il gasolio torna a correre proprio mentre l’olivicoltura italiana si avvicina alla campagna di raccolta 2026/27.
Il 22 agosto il prezzo medio del diesel self sulla rete stradale nazionale ha raggiunto 2,128 euro al litro, mentre in autostrada è arrivato a 2,200 euro/litro, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Numeri che fanno immediatamente pensare ai costi della prossima raccolta delle olive.
Ma il collegamento non è così semplice.
Gli agricoltori non acquistano normalmente il gasolio destinato ai lavori agricoli allo stesso prezzo del diesel stradale. Il gasolio agricolo beneficia infatti di un regime di accisa agevolata e viene assegnato attraverso il sistema UMA per le lavorazioni ammesse.
Eppure anche il gasolio agricolo sta registrando aumenti molto forti.
Sulla piazza di Milano Monza Brianza Lodi, ad esempio, la quotazione all’ingrosso del gasolio agricolo per forniture tra 2.000 e 5.000 litri ha raggiunto 1,44 euro/litro il 5 agosto 2026, contro 1,19 euro appena un mese prima. Il valore di agosto risulta superiore di circa il 47% rispetto allo stesso periodo del 2025.
La domanda, quindi, è inevitabile:
quanto può incidere questa nuova fiammata dei carburanti sul costo di raccolta delle olive e, alla fine, sul prezzo dell’olio extravergine italiano?
Il diesel oltre 2 euro non è il gasolio agricolo
È il primo equivoco da evitare.
Quando si leggono prezzi del gasolio stradale superiori ai 2 euro al litro, non si può prendere quel numero e applicarlo automaticamente ai trattori utilizzati negli oliveti.
Il gasolio impiegato nei lavori agricoli gode di un’accisa fortemente ridotta. Nel 2026 l’aliquota agevolata resta pari al 22% dell’accisa ordinaria di riferimento, e una relazione tecnica del Senato indica per il gasolio agricolo un’aliquota ridotta di circa 135,8 euro per mille litri, cioè circa 13,6 centesimi al litro.
Il prezzo finale pagato dall’azienda dipende poi dal mercato, dal fornitore, dalla zona geografica, dalla quantità acquistata e dai costi di trasporto.
Per questo non esiste un unico “prezzo nazionale del gasolio agricolo” equivalente al prezzo medio alla pompa pubblicato dal MIMIT.
Ma il gasolio agricolo è comunque aumentato molto
Il vantaggio fiscale non protegge completamente l’agricoltore dalle oscillazioni del prezzo energetico.
La rilevazione della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi mostra bene la rapidità dell’aumento:
- 1 luglio 2026: circa 1,16 €/l
- 8 luglio: 1,19 €/l
- 15 luglio: 1,24 €/l
- 22 luglio: 1,35 €/l
- 28 luglio: 1,44 €/l
- 5 agosto: 1,44 €/l
In poco più di un mese l’incremento è stato quindi nell’ordine di 28 centesimi al litro.
Su piccoli quantitativi può sembrare poco.
Su migliaia di litri utilizzati durante un’intera campagna agricola, invece, la differenza diventa significativa.
Dove si consuma gasolio durante la raccolta delle olive?
La raccolta moderna non significa soltanto scuotere un albero.
Il carburante può essere utilizzato in numerose fasi:
- trattori per il trasporto delle olive e delle attrezzature;
- scuotitori collegati al trattore;
- macchine semoventi;
- carri raccolta;
- movimentazione delle cassette o dei bins;
- trasporto delle olive dall’oliveto al frantoio;
- lavorazioni preliminari e sistemazione dei terreni;
- gruppi elettrogeni o altre attrezzature in particolari contesti aziendali.
Negli oliveti intensivi o superintensivi il peso della meccanizzazione è ancora maggiore.
Ma anche nell’olivicoltura tradizionale il trattore rimane spesso indispensabile per movimentare reti, olive e mezzi.
Quanto aumenta realmente il costo?
Qui bisogna evitare numeri troppo semplicistici.
Non esiste un consumo standard valido per ogni ettaro di oliveto.
Il fabbisogno cambia enormemente in funzione di:
pendenza del terreno, sesto d’impianto, dimensione degli alberi, distanza dal frantoio, livello di meccanizzazione, resa produttiva e organizzazione della raccolta.
Possiamo però capire l’ordine di grandezza osservando la differenza di prezzo.
Se un’azienda utilizza complessivamente 1.000 litri di gasolio nella fase di raccolta e movimentazione e il carburante costa 0,28 euro/litro in più rispetto all’inizio di luglio, il maggior costo è:
280 euro.
Con 5.000 litri:
1.400 euro.
Con 10.000 litri:
2.800 euro.
Non sono quindi necessariamente cifre che da sole determinano la redditività di una campagna, ma si sommano a tutti gli altri aumenti sostenuti dall’impresa.
Il gasolio è soltanto una parte del costo della raccolta
Questo è probabilmente il punto più importante.
La raccolta delle olive è una delle fasi più costose dell’intera produzione.
Ma il carburante rappresenta soltanto una componente.
Il produttore deve sostenere anche:
- manodopera;
- contributi;
- ammortamento delle macchine;
- manutenzione;
- ricambi;
- reti e attrezzature;
- assicurazioni;
- trasporto;
- molitura;
- energia;
- stoccaggio.
Quindi sarebbe scorretto affermare che un aumento del gasolio del 20 o 30% determini automaticamente lo stesso aumento del costo di raccolta.
Il peso dipende da quanto carburante incide sul costo complessivo dell’azienda.
E i contoterzisti?
Per molte aziende olivicole questo potrebbe essere il vero punto critico.
Non tutti i produttori possiedono scuotitori, macchine raccoglitrici o mezzi sufficienti.
Una parte significativa delle operazioni viene affidata a contoterzisti.
Quando aumenta il costo del carburante, il rincaro può essere trasferito almeno in parte sulle tariffe orarie o per ettaro dei servizi.
E in questo caso l’agricoltore subisce il costo anche se non acquista direttamente il gasolio.
Lo stesso vale per:
trasportatori, officine mobili, movimentazione e consegne al frantoio.
Il caro carburante può quindi propagarsi lungo tutta la catena dei servizi agricoli.
Anche il trasporto delle olive costa di più
C’è poi una componente che non beneficia necessariamente delle agevolazioni agricole: il trasporto stradale ordinario.
Il gasolio self ha superato il 22 agosto 2,12 euro/litro sulla rete nazionale e 2,20 euro in autostrada.
Per un’azienda vicina al frantoio il peso può essere limitato.
Per chi deve percorrere decine di chilometri con cassoni, camion o mezzi commerciali, l’effetto può diventare più evidente.
E lo stesso problema riguarda il trasferimento successivo dell’olio verso imbottigliatori, depositi e clienti.
Il prezzo potrebbe salire ancora?
Anche questo è un elemento da seguire.
Il decreto-legge del 5 agosto ha ridotto temporaneamente l’accisa sul gasolio stradale portandola a 532,90 euro per mille litri dal 7 al 24 agosto 2026.
La misura è quindi temporanea.
Alla scadenza sarà necessario verificare se il Governo deciderà una nuova proroga o se l’accisa tornerà ai livelli precedenti.
Per il settore agricolo la questione è diversa, perché il gasolio agevolato segue un proprio regime fiscale, ma l’andamento generale del mercato petrolifero influenza comunque il prezzo della materia prima.
Quindi il valore che realmente interesserà agli olivicoltori non sarà tanto il prezzo alla pompa del 22 agosto, quanto il prezzo del gasolio agricolo tra settembre e novembre, cioè nel pieno della campagna.
Perché il 2026 è particolarmente delicato
L’aumento del carburante arriva in un momento già complesso per l’olivicoltura.
Le aziende stanno affrontando contemporaneamente:
- prezzi dell’olio alla produzione in forte diminuzione rispetto ai picchi degli anni precedenti;
- costi della manodopera elevati;
- maggiori obblighi formativi e di sicurezza;
- fenomeni climatici estremi;
- difficoltà di irrigazione in alcune aree;
- concorrenza internazionale;
- giacenze ancora significative della campagna precedente.
In questo scenario, anche qualche centinaio di euro di costo aggiuntivo per ettaro o per campagna può assumere un peso diverso rispetto a un mercato con prezzi dell’olio molto elevati.
Quanto pesa sul costo di un litro d’olio?
È la domanda che interessa di più il consumatore.
Ma non esiste una risposta unica.
Supponiamo, soltanto per fare un esempio teorico, che un’azienda sostenga 1.000 euro in più di carburante durante la campagna.
Se produce 20.000 litri di olio:
1.000 ÷ 20.000 = 0,05 euro/litro
cinque centesimi per litro.
Se invece quella stessa azienda produce soltanto 5.000 litri:
1.000 ÷ 5.000 = 0,20 euro/litro
venti centesimi.
Lo stesso aumento assoluto può quindi avere un’incidenza molto diversa a seconda della produzione.
È per questo che parlare genericamente di “caro gasolio = aumento del prezzo dell’olio” è troppo semplicistico.
Il paradosso: aumentano i costi mentre il prezzo dell’olio scende
Ed è probabilmente questo il punto più delicato per i produttori italiani.
Se aumentano contemporaneamente:
carburante, manodopera, ricambi e servizi
ma il prezzo dell’extravergine alla produzione diminuisce, l’impresa vede restringersi il proprio margine da entrambe le parti.
Non necessariamente il consumatore pagherà di più.
Anzi, può verificarsi l’opposto: il prezzo dell’olio all’ingrosso può scendere mentre il costo necessario per produrlo aumenta.
In quel caso il problema viene assorbito principalmente dal produttore.
La raccolta conviene ancora?
In olivicoltura esiste un limite economico molto concreto.
Se il valore delle olive raccolte o dell’olio ottenuto non copre:
raccolta + trasporto + molitura + costi colturali
l’agricoltore può trovarsi davanti alla scelta di ridurre le operazioni o, nei casi più estremi, lasciare parte del prodotto sulla pianta.
È una possibilità che non dipende soltanto dal carburante.
Ma il carburante contribuisce a spostare quella soglia.
E diventa particolarmente rilevante negli oliveti:
- poco produttivi;
- difficili da meccanizzare;
- in forte pendenza;
- con alberi molto grandi;
- lontani dal frantoio;
- caratterizzati da costi di raccolta già elevati.
L’olivicoltura tradizionale rischia più di quella superintensiva?
Non necessariamente in termini assoluti, ma il problema della produttività è centrale.
Un impianto altamente meccanizzato utilizza molto carburante e macchinari, ma può distribuire i costi su una grande quantità di olive raccolte in poco tempo.
Un oliveto tradizionale può consumare meno carburante per ettaro ma richiedere molte più ore di lavoro per ogni chilogrammo di olive prodotto.
Il costo va quindi valutato rispetto alla quantità raccolta, non soltanto alla superficie.
È uno dei motivi per cui la competitività dell’olivicoltura italiana non può essere ridotta al solo prezzo dell’energia.
Attenzione anche alle differenze territoriali
Il prezzo di 1,44 €/litro del gasolio agricolo citato in questo articolo riguarda la rilevazione della piazza di Milano Monza Brianza Lodi, per quantitativi tra 2.000 e 5.000 litri.
Non è quindi automaticamente il prezzo pagato da un olivicoltore pugliese, calabrese, siciliano, toscano o ligure.
Trasporto, volumi e condizioni commerciali possono produrre differenze anche significative.
Per una valutazione corretta della campagna olearia sarebbe quindi utile disporre di quotazioni del gasolio agricolo suddivise per territorio.
Il vero dato da osservare sarà quello di settembre e ottobre
A fine agosto il segnale è chiaro:
il carburante sta tornando a essere una voce critica.
Ma la raccolta italiana deve ancora entrare nel vivo.
Saranno soprattutto le quotazioni di settembre, ottobre e novembre a determinare il reale impatto sulla campagna olearia 2026/27.
E ci sono almeno quattro domande ancora aperte:
Il prezzo del petrolio continuerà a salire?
Il Governo prorogherà ancora gli interventi sulle accise?
Quanto costerà realmente il gasolio agricolo nelle principali regioni olivicole?
I produttori riusciranno a trasferire almeno parte dell’aumento dei costi sul prezzo delle olive e dell’olio?
La risposta a queste domande contribuirà a determinare la redditività della prossima campagna.
Perché il problema non è soltanto quanto costerà raccogliere le olive.
Il vero problema è quanto resterà al produttore dopo averle raccolte, trasportate e trasformate in olio.
Fonti
Ministero delle Imprese e del Made in Italy – Osservatorio prezzi carburanti, dati aggiornati al 21-22 agosto 2026.
Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi – quotazioni del gasolio agricolo, elaborate da TESEO/CLAL.
Gazzetta Ufficiale – Decreto-legge 5 agosto 2026, rideterminazione temporanea dell’accisa sul gasolio.
Senato della Repubblica – documentazione tecnica sul regime di accisa agevolata del gasolio agricolo.
