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Andalusia, attese 1,26 milioni di tonnellate di olio: extravergine a 3,55 euro/kg

Le previsioni della regione spagnola indicano un forte recupero produttivo, ma la siccità lascia aperta l’incognita sulle rese. Per il mercato italiano aumenta l’attenzione alla disponibilità di olio e alla qualità della nuova raccolta.

L’Andalusia si prepara alla campagna olearia 2026/2027 con una produzione stimata di 1.261.200 tonnellate di olio d’oliva. Il dato arriva dall’aforo, la previsione di raccolto presentata dalla Junta de Andalucía il 29 settembre a Mengíbar, nella provincia di Jaén.

È una cifra che interessa anche la filiera italiana: una maggiore disponibilità di olio in Spagna può condizionare le aspettative degli operatori e le trattative commerciali prima ancora dell’arrivo del nuovo prodotto.

Occorre però distinguere tra olio previsto e olio effettivamente prodotto. Le condizioni degli oliveti nelle prossime settimane e le rese ottenute nei frantoi saranno decisive per confermare i volumi.

Produzione di olio in Andalusia: Jaén e Córdoba guidano il recupero

Secondo l’aforo ufficiale della Junta de Andalucía, presentato il 29 settembre 2026, la produzione regionale di olio d’oliva per la campagna 2026/2027 è stimata in 1.261.200 tonnellate, il 29,3% in più rispetto alla campagna precedente e il 44,1% sopra la media delle ultime cinque campagne.

La crescita non è uniforme. Jaén e Córdoba concentrano insieme circa il 72,5% dell’olio atteso, mentre alcune province registrano una diminuzione.

Provincia Olio previsto 2026/2027
Jaén 575.000 t
Córdoba 339.700 t
Siviglia 142.000 t
Granada 106.700 t
Málaga 59.400 t
Cadice 14.600 t
Huelva 12.800 t
Almería 11.000 t
Totale Andalusia 1.261.200 t

 

La stima riguarda il complesso degli oli ottenuti dalle olive, non il solo extravergine. Non rappresenta inoltre il totale della produzione spagnola, al quale contribuiranno le altre regioni.

Le piogge invernali aiutano, ma la siccità può ridurre le rese

Le precipitazioni invernali hanno favorito lo sviluppo degli olivi. Caldo e carenza d’acqua nei mesi successivi hanno però limitato il potenziale produttivo, soprattutto negli oliveti non irrigui.

La prudenza emerge anche dalle organizzazioni agricole. Asaja Córdoba ha annunciato che chiederà una rettifica dell’aforo se continuerà a non piovere, sottolineando che lo stress idrico può modificare le rese e, di conseguenza, la quantità finale di olio.

L’organizzazione propone un esempio concreto: nella provincia di Córdoba, una riduzione di tre punti percentuali della resa potrebbe comportare circa 60.000 tonnellate di olio in meno. È uno scenario illustrato da Asaja, non una perdita già accertata.

Questo spiega perché la presenza di olive sugli alberi non basti a garantire il risultato annunciato: il passaggio decisivo sarà il confronto tra le stime e le quantità effettivamente estratte.

Prezzi dell’olio: il mercato guarda già alla nuova disponibilità

Il rapporto della Junta de Andalucía indica per settembre 2026 un prezzo medio all’origine dell’extravergine di 3,55 €/kg in Andalusia.

Il valore riguarda il mercato richiamato dalla fonte: non è una quotazione dell’extravergine italiano né un prezzo al dettaglio. Va quindi letto come riferimento commerciale, senza estenderlo automaticamente a ogni origine e qualità.

Le aspettative di recupero produttivo hanno contribuito alla discesa delle quotazioni già nei mesi precedenti. La pubblicazione delle stime si inserisce dunque in una dinamica avviata prima dell’annuncio ufficiale.

Quali effetti può avere sull’olio extravergine italiano?

Sul piano economico, una maggiore offerta spagnola potrebbe aumentare la concorrenza nelle forniture di olio sfuso e limitare lo spazio per un recupero generalizzato delle quotazioni. È una possibile conseguenza, non una previsione certa sui prezzi italiani.

Per interpretare il mercato servirà osservare anche la raccolta nazionale, la domanda, le scorte e soprattutto la disponibilità delle diverse qualità.

Un volume elevato di olio complessivo non indica, da solo, quanto extravergine sarà disponibile né quali caratteristiche avrà. Anche all’interno della stessa categoria, origine, profilo sensoriale e certificazioni possono incidere sul valore commerciale.

Per i produttori italiani, quindi, la cifra andalusa è un elemento da seguire insieme ai risultati della propria campagna, non un listino al quale adeguarsi automaticamente.

Dalle previsioni ai dati dei frantoi

L’Andalusia annuncia una campagna dai volumi importanti, ma il raccolto resta esposto all’evoluzione meteorologica.

Le prossime moliture consentiranno di verificare rese, quantità e qualità dell’olio nuovo. Saranno questi riscontri, insieme all’andamento delle vendite, a chiarire quanto la ripresa produttiva prevista si tradurrà in maggiore disponibilità sul mercato europeo.

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