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Brisighella DOP, olio a 20 euro al chilo all’origine: quanto costa al pubblico

La quotazione ISMEA riguarda le transazioni del produttore, prima della vendita al dettaglio. Nelle offerte online verificate, alcune bottiglie da mezzo litro costano circa 25–29 euro. Dietro la denominazione, la Nostrana di Brisighella e un territorio delimitato delle colline romagnole.

Il Brisighella DOP si conferma a 20 euro al chilogrammo all’origine nella rilevazione ISMEA della terza settimana di ottobre 2026, senza variazioni rispetto alla precedente. Una quotazione riferita a questa specifica denominazione, che non rappresenta il prezzo medio dell’olio prodotto in Emilia-Romagna.

La distinzione è essenziale: è una quotazione all’origine, relativa alle transazioni del produttore e alla fase commerciale precedente alla vendita al dettaglio. Non indica quindi il prezzo della bottiglia acquistata dal consumatore. Il dato puntuale della piazza di Ravenna, datato 12 ottobre 2026, riporta la condizione commerciale “franco azienda”.

Per confrontare le denominazioni e controllare le date delle rilevazioni è possibile consultare i prezzi degli oli extravergini DOP e IGP.

Quanto costa il Brisighella DOP al pubblico

Per il consumatore il prezzo cambia secondo produttore, formato, annata e confezione. Alcuni esempi verificati online il 27 ottobre 2026 permettono di distinguere il valore all’origine da quello della bottiglia.

Brisighella DOP: esempi di prezzi al pubblico consultati il 27 ottobre 2026
Prodotto e venditore Formato Prezzo Equivalente al litro
Brisighella DOP Palazzo di Varignana –
Eataly
500 ml 24,90 € 49,80 €/l
Brisighella DOP –
Palazzo di Varignana
500 ml 25,00 € 50,00 €/l
Brisighello DOP con astuccio, produzione 2025 –
Terra di Brisighella
500 ml 29,40 € 58,80 €/l

Si tratta di singole offerte commerciali, non di una media ufficiale del mercato. Prezzi e disponibilità possono variare; eventuali spese di spedizione sono da verificare separatamente.

Negli esempi considerati, il prezzo al pubblico si colloca quindi intorno ai 50–59 euro al litro. Questa fascia descrive esclusivamente le referenze riportate e non può essere estesa a tutta la produzione certificata.

Il confronto richiede attenzione anche alle unità: la quotazione ISMEA è espressa al chilogrammo, mentre al dettaglio il riferimento è generalmente il litro. La differenza comprende inoltre confezionamento, commercializzazione, distribuzione e imposte: non coincide automaticamente con il guadagno del venditore.

La Nostrana di Brisighella e il territorio della DOP

L’identità della denominazione parte dalla Nostrana di Brisighella, che il disciplinare richiede negli oliveti in misura non inferiore al 90%. Le altre varietà possono concorrere fino al 10%: il nome DOP non implica quindi necessariamente un monocultivar al 100%.

La zona delimitata comprende, in tutto o in parte, i comuni di Brisighella, Faenza, Riolo Terme, Casola Valsenio e Modigliana, tra le province di Ravenna e Forlì-Cesena. Nell’area devono avvenire anche estrazione e confezionamento.

La raccolta è prevista direttamente dall’albero, a mano o con mezzi meccanici, dall’inizio dell’invaiatura fino al 20 dicembre. Le olive devono essere lavorate entro i due giorni successivi. Il disciplinare fissa una produzione massima di 5.000 chilogrammi di olive per ettaro e una resa massima in olio del 18%.

Carciofo, erba e pomodoro: le caratteristiche dell’olio

Il Brisighella DOP è un olio extravergine di oliva dal fruttato medio-intenso, con richiami al carciofo e note di erba e pomodoro. Il profilo descritto dalla Regione Emilia-Romagna prevede sensazioni medio-intense anche di amaro e piccante.

Tra i requisiti figurano un’acidità libera massima dello 0,3% e un contenuto minimo di polifenoli di 200 ppm, determinato secondo il metodo analitico indicato. L’identità della denominazione riguarda quindi provenienza, caratteristiche chimiche e profilo sensoriale.

Caldo e siccità: la modifica temporanea per il 2026/27

Per l’annata oleicola 2026/27, il Ministero dell’Agricoltura ha approvato una modifica temporanea del disciplinare: la quota minima di acido oleico passa dal 74% al 71%.

Il decreto richiama l’estate eccessivamente calda e siccitosa, che ha provocato stress alle olive durante la maturazione e un abbassamento della percentuale di questo acido grasso. Il provvedimento precisa che la modifica non influisce sulle caratteristiche essenziali della DOP.

La percentuale di acido oleico non va confusa con l’acidità libera: sono parametri differenti. La deroga riguarda la composizione in acidi grassi e lascia invariate le altre caratteristiche previste dal disciplinare, compreso il limite di acidità libera dello 0,3%.

Che cosa racconta la quotazione di 20 euro al chilo

La rilevazione documenta il valore all’origine di una produzione con territorio, cultivar e requisiti precisi. Da sola, però, non permette di stabilire quanto guadagnino gli olivicoltori: per valutare la redditività servono anche costi aziendali, rese effettive e quantità commercializzate.

Allo stesso modo, il prezzo della bottiglia descrive un prodotto confezionato e uno specifico canale di vendita. Distinguere questi livelli permette di leggere correttamente il mercato, evitando di confrontare direttamente una quotazione del produttore con il prezzo pagato dal consumatore.

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