
Il violento maltempo che ha colpito il Levante ligure rischia di lasciare conseguenze pesanti anche sulla prossima campagna olearia.
Dai primi sopralluoghi effettuati nelle zone interessate emerge una forte cascola delle olive, con perdite che, secondo Coldiretti Genova, si attestano mediamente intorno al 50% nelle aree maggiormente colpite e con situazioni comprese indicativamente tra il 30 e il 60% a seconda delle località.
I territori segnalati comprendono Rapallo, Chiavari, Zoagli e Lavagna, mentre nell’entroterra risultano interessati anche Cogorno, Carasco, San Colombano Certenoli, Ne e Mezzanego.
Particolarmente delicata sarebbe la situazione nelle aree colpite anche dalla grandine, tra Chiavari e Calvari.
Ma cosa significa realmente perdere il 50 o il 60% delle olive a fine agosto? Le olive cadute possono ancora essere recuperate? E soprattutto, questi primi dati permettono già di parlare di una campagna compromessa per la Liguria?
Il nubifragio sul Levante ligure
L’ondata di maltempo ha interessato soprattutto il Tigullio e il Levante genovese il 20 agosto.
ARPAL ha registrato precipitazioni molto intense nell’area di Cavi di Lavagna, Chiavari e Cogorno, con celle temporalesche persistenti che hanno interessato successivamente anche Rapallo, il Golfo Paradiso e altre zone del Levante.
Secondo RaiNews, durante la notte e le prime ore della giornata sono caduti in alcune zone tra 120 e 140 millimetri di pioggia, accompagnati localmente da vento, temporali e grandine.
Il fenomeno ha provocato allagamenti e numerosi interventi dei Vigili del Fuoco, ma nei giorni successivi sono diventate più chiare anche le conseguenze sull’agricoltura.
Ed è nell’olivicoltura che emerge uno dei dati più preoccupanti.
Cascola tra il 30 e il 60%: attenzione a interpretare correttamente il dato
Coldiretti Genova parla di un quadro particolarmente difficile nelle zone sottoposte ai primi sopralluoghi.
La cascola viene indicata mediamente intorno al 50%, con una variabilità che può andare dal 30 al 60% in funzione dell’area.
È però importante precisare cosa questo numero non significa.
Non significa che la Liguria abbia perso il 50-60% della propria produzione olivicola.
Si tratta di prime valutazioni nelle aree del Levante maggiormente interessate dall’evento meteorologico, e la stessa Coldiretti sta effettuando una ricognizione più puntuale dei territori colpiti.
Per ottenere una stima regionale della perdita produttiva serviranno quindi dati molto più ampi.
Ma negli oliveti effettivamente colpiti, una cascola di questa entità può certamente compromettere una parte importante del raccolto.
Perché il maltempo fa cadere le olive?
Il distacco della drupa dalla pianta non dipende da una sola causa.
Una parte della cascola è fisiologica: l’olivo tende naturalmente a eliminare una quota dei frutti che non riesce a portare a maturazione.
Ma il fenomeno può essere fortemente accentuato dagli stress ambientali.
Il Consorzio di Tutela dell’Olio DOP Riviera Ligure, che proprio nel 2026 ha avviato un progetto specifico sulla cascola insieme al CeRSAA, evidenzia tra i fattori coinvolti:
- stress idrico;
- temperature elevate;
- alterazioni fisiologiche avvenute durante la fioritura;
- carenze nutrizionali;
- eventi meteorologici estremi;
- condizioni fitosanitarie dell’oliveto.
A tutto questo, in occasione di un temporale violento, si aggiunge l’azione meccanica di vento, precipitazioni intense e grandine.
Un’oliva già fisiologicamente predisposta al distacco può quindi cadere molto più facilmente.
Una cascola così precoce è particolarmente problematica
A fine agosto, buona parte delle olive liguri destinate alla produzione di olio si trova ancora lontana dalla normale raccolta.
Non stiamo quindi parlando della tradizionale caduta di frutti completamente maturi alla fine della stagione.
Una drupa che cade adesso può essere ancora in fase di accrescimento o nelle prime fasi dell’invaiatura.
Il problema per il produttore è doppio.
Da una parte si perde peso di olive che avrebbero continuato a crescere.
Dall’altra, il frutto non ha necessariamente raggiunto il momento più conveniente per resa e caratteristiche dell’olio.
Il CREA ricorda infatti che varietà, disponibilità d’acqua, temperatura, luce e carico produttivo incidono sulla maturazione e quindi sulle caratteristiche qualitative dell’olio ottenuto.
Le olive cadute a terra possono essere raccolte e portate al frantoio?
Qui bisogna fare una distinzione molto importante.
Tecnicamente da un’oliva caduta si può estrarre olio, ma ciò non significa che sia opportuno mescolarla alle olive sane raccolte direttamente dalla pianta.
La Regione Liguria, nelle proprie indicazioni sulle buone pratiche di raccolta, raccomanda esplicitamente di raccogliere le olive dalla pianta e scartare quelle cadute a terra o in cattivo stato fitosanitario. Suggerisce inoltre di procedere alla molitura nel minor tempo possibile, possibilmente entro 24 ore.
Il motivo è qualitativo.
Il contatto con terreno, umidità e microrganismi e gli eventuali danni alla polpa possono favorire fenomeni degradativi e difetti sensoriali.
Diversi disciplinari di qualità prevedono proprio per questa ragione la raccolta direttamente dalla pianta e vietano l’utilizzo delle olive naturalmente cadute a terra.
Quindi una cascola elevata non equivale semplicemente ad anticipare la raccolta.
Una parte delle olive cadute può diventare commercialmente molto meno interessante.
Il 50% di olive a terra significa il 50% di olio in meno?
Non necessariamente.
È un’altra equivalenza da evitare.
La percentuale di frutti caduti e la riduzione finale dell’olio prodotto non coincidono matematicamente.
Dipendono, tra le altre cose:
- dal peso delle olive cadute rispetto a quelle rimaste;
- dallo stadio di maturazione;
- dalla resa in olio che avrebbero raggiunto;
- dalla distribuzione del danno nell’oliveto;
- dalla cultivar;
- dall’eventuale possibilità di recuperare una parte del prodotto;
- dall’andamento climatico delle settimane successive.
Quindi oggi possiamo parlare di grave perdita potenziale di produzione negli oliveti interessati, ma sarebbe prematuro trasformare automaticamente un 50% di cascola in un 50% di olio in meno.
E le olive rimaste sulla pianta?
Questo è un altro punto interessante.
Se una pianta perde improvvisamente una parte significativa del proprio carico, le olive rimaste possono beneficiare di una minore competizione per acqua e sostanze nutritive.
In teoria questo potrebbe favorirne in parte l’accrescimento.
Ma non significa che la pianta possa recuperare la produzione persa.
E soprattutto bisogna verificare quali danni abbia subito l’intero oliveto.
La grandine, per esempio, non fa soltanto cadere i frutti: può provocare ferite su olive, foglie e rami.
Anche le precipitazioni eccezionali possono avere conseguenze differenti a seconda della tessitura del terreno, della pendenza e della capacità di drenaggio.
Il danno reale dovrà quindi essere valutato non soltanto contando le olive a terra, ma osservando l’evoluzione degli alberi nelle prossime settimane.
La Liguria aveva già un problema di cascola prima del temporale
C’è poi un elemento particolarmente significativo.
La cascola non nasce con il nubifragio del 20 agosto.
Il Consorzio di Tutela dell’Olio DOP Riviera Ligure ha avviato proprio quest’anno un progetto dedicato allo studio del fenomeno, spiegando che negli ultimi anni la cascola precoce ha determinato importanti perdite produttive in diverse aree della regione.
In un recente approfondimento tecnico del progetto viene indicato che il problema rappresenta una delle principali emergenze dell’olivicoltura ligure, con perdite quantitative superiori al 50% registrate in una quota rilevante delle aziende coinvolte nell’indagine.
Il maltempo di agosto potrebbe quindi avere aggravato una situazione fisiologica e climatica già delicata.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante in prospettiva.
È soltanto un evento eccezionale o un problema destinato a ripetersi?
La risposta non è semplice.
Un violento temporale è, per definizione, un evento meteorologico circoscritto.
Ma il problema agronomico diventa più complesso quando gli alberi arrivano al temporale dopo avere già affrontato:
temperature elevate, periodi siccitosi, stress idrico e anomalie durante le fasi precedenti dello sviluppo.
Il Consorzio Riviera Ligure parla espressamente dell’alternanza tra siccità, temperature elevate e altri fattori agronomici e fitosanitari come elementi che stanno modificando gli equilibri dell’olivicoltura locale.
La domanda quindi non riguarda soltanto il temporale di agosto:
quanto saranno capaci gli oliveti tradizionali liguri di adattarsi a una maggiore frequenza di stress climatici molto differenti tra loro?
Prima siccità e caldo.
Poi piogge concentrate, vento e grandine.
Per una coltura pluriennale come l’olivo, la successione di eventi estremi può diventare più importante del singolo episodio.
Una campagna compromessa? È ancora presto per dirlo
Coldiretti Genova parla di un “quadro allarmante” e, sulla base delle prime segnalazioni, di un’annata fortemente compromessa per l’olivicoltura delle zone colpite.
Il segnale è certamente serio.
Ma per valutare l’effetto sulla produzione ligure complessiva serviranno ancora:
- una ricognizione completa degli oliveti;
- la quantificazione delle superfici realmente colpite;
- il controllo delle olive rimaste sugli alberi;
- la valutazione dei danni da grandine;
- l’andamento meteorologico di settembre;
- le rese effettive al momento della molitura.
La situazione di un oliveto di Chiavari può essere completamente diversa da quella di un’azienda dell’Imperiese o dello Spezzino.
Per questo è corretto parlare oggi di danni molto pesanti nel Levante ligure, ma non ancora di una perdita del 50% della produzione regionale.
Ora gli occhi sono puntati sulla raccolta 2026
Il prossimo passaggio sarà capire quanto prodotto rimarrà effettivamente sulle piante quando inizierà la raccolta.
Per gli olivicoltori colpiti, però, una parte del danno è già visibile: le olive sono a terra e non torneranno sull’albero.
Il maltempo del Levante diventa così uno dei primi segnali critici della campagna olearia italiana 2026/27.
E solleva una questione che probabilmente accompagnerà sempre più spesso l’olivicoltura nazionale:
non conta soltanto quanto un olivo riesce a produrre, ma quanto di quella produzione riesce effettivamente ad arrivare integra fino al momento della raccolta.
Fonti
Coldiretti Genova, prime stime dei danni all’olivicoltura del Levante ligure, riportate da RaiNews il 21 agosto 2026.
Regione Liguria – ARPAL, monitoraggio meteorologico del 20 agosto 2026.
Consorzio di Tutela Olio DOP Riviera Ligure – progetto sulla cascola delle olive e approfondimenti tecnici 2026.
