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Proteste degli agricoltori, Italia attraversata dai trattori: tutte le manifestazioni dal 18 al 25 ottobre 2026

Dal Nord Barese alla Calabria, dalla Sicilia alla Basilicata, fino all’Abruzzo e alla capitale: una settimana di cortei, presidi e blocchi contro il caro carburante, il crollo dei prezzi agricoli e l’aumento dei costi di produzione. La crisi dell’olivicoltura tra le principali ragioni della mobilitazione.

L’Italia agricola continua a protestare. Tra il 18 e il 25 ottobre 2026, migliaia di agricoltori, olivicoltori, allevatori e autotrasportatori hanno partecipato a manifestazioni, cortei e presidi in diverse regioni, denunciando una situazione economica che giudicano ormai insostenibile.

Particolarmente intensa la mobilitazione in Puglia e Calabria, dove trattori e mezzi pesanti hanno interessato strade provinciali, snodi logistici e accessi autostradali. In Sicilia gli agricoltori hanno manifestato davanti all’Assemblea regionale, mentre in Basilicata i presidi hanno interessato il Metapontino.

La protesta ha raggiunto anche Roma, con la mobilitazione nazionale promossa da CIA-Agricoltori Italiani, e l’Abruzzo, dove Coldiretti ha richiamato l’attenzione delle istituzioni regionali sull’aumento dei costi del gasolio agricolo.

A unire le diverse iniziative è soprattutto il crescente divario tra i costi sostenuti dalle aziende e i prezzi riconosciuti ai produttori.

Puglia: la protesta degli olivicoltori paralizza il Nord Barese

Corato: riprendono i blocchi sulla provinciale 231

Lunedì 19 ottobre la protesta è ripresa a Corato, in provincia di Bari, con un presidio sulla strada provinciale 231, nei pressi della stazione di servizio Gallo.

Fin dalle prime ore del mattino agricoltori, olivicoltori e autotrasportatori hanno ostacolato il transito dei mezzi pesanti, denunciando le difficoltà economiche che stanno colpendo le rispettive attività.

Alla mobilitazione hanno aderito anche numerosi studenti, che hanno attraversato le strade cittadine raggiungendo il Palazzo di Città.

Le rivendicazioni riguardano il caro gasolio, l’aumento delle spese agricole e la riduzione dei prezzi dell’olio extravergine di oliva.

Il presidio è proseguito nei giorni successivi e il 21 ottobre si sono registrate nuove iniziative e rallentamenti alla circolazione.

Bitonto: decine di trattori attraversano la città

Martedì 20 ottobre, a Bitonto, decine di trattori e camion hanno partecipato a un corteo organizzato dagli agricoltori e dagli autotrasportatori.

Il raduno è avvenuto alle ore 7, nei pressi dell’incrocio tra la provinciale 231 e via Palombaio.

I mezzi hanno successivamente attraversato diverse strade cittadine, raggiungendo Palazzo Gentile, sede del Comune.

Una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal sindaco Francesco Paolo Ricci.

La manifestazione ha richiamato l’attenzione anche sulla concorrenza delle importazioni agricole e sull’esigenza di tutelare maggiormente la produzione locale.

Mercoledì 21 ottobre la protesta è proseguita, con segnalazioni di mezzi adibiti al trasporto dell’olio fermati dai manifestanti.

Canosa di Puglia: tre giornate di mobilitazione

Dal 20 al 22 ottobre anche Canosa di Puglia, nella provincia di Barletta-Andria-Trani, è stata interessata da una mobilitazione di agricoltori e autotrasportatori.

Il corteo del 20 ottobre è partito intorno alle 7:30 dalla zona del Giardino del Mago, attraversando diverse strade cittadine fino a piazza della Repubblica, davanti al municipio.

La manifestazione ha ottenuto il sostegno di numerose attività commerciali, alcune delle quali hanno abbassato temporaneamente le saracinesche in segno di solidarietà.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di mobilitazione condivisa tra il settore agricolo, l’autotrasporto e una parte del tessuto economico cittadino.

Trani, Andria, Poggio Imperiale, San Severo e Candela

Il 21 ottobre ulteriori proteste hanno interessato diversi centri pugliesi.

A Poggio Imperiale, nel Foggiano, sono proseguiti i blocchi organizzati dai manifestanti, con limitazioni al transito dei mezzi pesanti e il passaggio consentito ad alcune categorie di merci deperibili.

Altri presidi sono stati segnalati a San Severo e Candela.

Nella stessa giornata erano previste manifestazioni anche a Trani e Andria, con la partecipazione di realtà agricole e cittadini.

Le ripercussioni sulla distribuzione delle merci hanno interessato soprattutto il settore ortofrutticolo, con difficoltà nella movimentazione di piante, fiori, pomodori e altri prodotti agricoli.

Calabria: agricoltori in presidio da Falerna a San Marco Argentano

Falerna: il presidio continua nonostante lo sblocco dei Tir

In Calabria la mobilitazione agricola non si è interrotta dopo l’allentamento di alcuni blocchi degli autotrasportatori.

Il 22 ottobre il Movimento Territorio e Agricoltura ha confermato l’intenzione di proseguire i presidi, tra cui quello di Falerna, in provincia di Catanzaro.

Gli agricoltori denunciano costi di produzione crescenti e chiedono misure immediate per ridurre il prezzo dei carburanti.

Anche il 23 ottobre erano presenti manifestanti nei pressi dello svincolo autostradale di Falerna, dove la protesta proseguiva ormai da diversi giorni.

San Marco Argentano e Spezzano Albanese: resta alta la tensione

Nel Cosentino sono rimasti attivi presidi a San Marco Argentano e Spezzano Albanese.

La mobilitazione ha coinvolto agricoltori e autotrasportatori, che contestano gli aumenti del carburante e le difficoltà economiche delle imprese.

Nonostante alcune organizzazioni del trasporto abbiano deciso di sospendere i blocchi, una parte dei manifestanti ha scelto di proseguire autonomamente le iniziative.

Castrovillari e Falerna: il Movimento Territorio e Agricoltura conferma i presidi

Il Movimento Territorio e Agricoltura ha richiamato i propri sostenitori a mantenere attivi anche i presidi di Castrovillari e Falerna.

La mobilitazione riguarda soprattutto la sostenibilità delle aziende agricole, i costi di lavorazione e il prezzo del gasolio.

Il movimento sostiene che le prime misure annunciate dal Governo costituiscano un segnale, ma non siano sufficienti a risolvere le difficoltà del settore.

Amantea e San Lucido: manifestano anche studenti e commercianti

Venerdì 23 ottobre ad Amantea si è svolto un corteo contro il caro vita, con la partecipazione di studenti, famiglie, commercianti e amministratori locali.

La manifestazione ha espresso solidarietà agli agricoltori e agli autotrasportatori impegnati nel presidio di San Lucido.

Nello stesso territorio la protesta è proseguita anche lungo la statale 18, confermando un coinvolgimento che va oltre le singole categorie professionali.

Sicilia: da Palermo a Gela, gli agricoltori chiedono interventi immediati

Palermo: il 22 ottobre distribuiti gratuitamente olio, grano, pane e melograni

Giovedì 22 ottobre gli agricoltori siciliani hanno manifestato davanti a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana.

Durante la protesta i produttori hanno distribuito gratuitamente grano, pane, olio e melograni ai cittadini.

Un’iniziativa simbolica per denunciare le difficoltà del comparto e richiamare l’attenzione sul valore economico e sociale dei prodotti agricoli.

Franco Calderone, presidente di Agrisat, ha criticato l’insufficienza delle misure economiche previste per il settore, chiedendo interventi immediati sul costo del gasolio.

Secondo i manifestanti, le risorse annunciate rischiano di arrivare troppo tardi rispetto alle necessità delle imprese, chiamate ad affrontare fin da subito le spese per la nuova stagione agricola.

Gela: continua la mobilitazione contro il caro carburante

A Gela, in provincia di Caltanissetta, gli agricoltori proseguono una protesta iniziata alla fine di settembre.

Il presidio, sviluppatosi inizialmente nell’area di accesso alla città, ha coinvolto anche produttori provenienti dai comuni vicini.

Il caro carburante e l’aumento dei costi di produzione sono le ragioni principali della mobilitazione.

Nei giorni precedenti, decine di trattori avevano attraversato le statali 385 e 417 tra Gela e Caltagirone, organizzando presidi mobili.

Durante la settimana dal 18 al 25 ottobre il movimento ha continuato a rappresentare uno dei principali fronti della contestazione agricola siciliana.

Cammarata: presidio al bivio Tumarrano

Nell’Agrigentino la protesta ha interessato anche il bivio Tumarrano, nel territorio di Cammarata, lungo la strada statale 189 Palermo-Agrigento.

Agricoltori, allevatori e autotrasportatori hanno mantenuto un presidio per denunciare il caro carburante e le difficoltà economiche delle imprese.

La mobilitazione ha ricevuto il sostegno degli amministratori locali di Cammarata e San Giovanni Gemini.

Sono stati segnalati rallentamenti alla circolazione, con un controllo del transito dei mezzi pesanti da parte dei manifestanti.

Basilicata: trattori sulla Jonica e presidi nel Metapontino

Marconia e Metaponto: la manifestazione del 24 ottobre

Sabato 24 ottobre la protesta agricola ha interessato il Metapontino, in provincia di Matera.

Il Comitato degli Agricoltori del Metapontino ha promosso una manifestazione con la partecipazione di trattori, mezzi agricoli e camion.

Il corteo, con partenza prevista da Marconia di Pisticci, è stato organizzato lungo la statale 106 Jonica, in direzione di Pantanello di Metaponto.

Le rivendicazioni riguardano il costo dei carburanti, l’aumento delle spese per le lavorazioni agricole e le difficoltà nella commercializzazione dei prodotti locali.

Tursi: prosegue il presidio sulla Sinnica

A Tursi, lungo la strada statale Sinnica, il presidio di agricoltori e autotrasportatori è proseguito per tutta la settimana.

Venerdì 23 ottobre si è svolto un confronto tra i rappresentanti dei manifestanti e gli amministratori locali.

Dall’incontro è emerso un documento condiviso contenente richieste di riduzione dei costi del carburante, sostegni contro il caro vita e l’apertura di un tavolo urgente con la Regione Basilicata.

La situazione ha avuto ripercussioni anche sulla distribuzione delle merci e sulla filiera lattiero-casearia, per la quale Coldiretti ha segnalato rischi connessi alle difficoltà di trasporto del latte fresco.

Abruzzo: il 21 ottobre trattori davanti al Consiglio regionale

Mercoledì 21 ottobre anche gli agricoltori abruzzesi hanno manifestato contro il caro gasolio.

Coldiretti Abruzzo ha organizzato una mobilitazione davanti all’Emiciclo dell’Aquila, sede del Consiglio regionale.

La principale richiesta riguarda l’introduzione di uno sconto retroattivo sul gasolio agricolo utilizzato tra giugno e dicembre 2026.

Secondo l’organizzazione, i rincari compromettono la capacità delle aziende di effettuare regolarmente le lavorazioni agricole e rischiano di ridurre ulteriormente i margini economici dei produttori.

Roma: CIA-Agricoltori Italiani manifesta davanti a Montecitorio

Dal 20 al 22 ottobre Roma è stata teatro di una nuova fase della mobilitazione nazionale promossa da CIA-Agricoltori Italiani.

L’iniziativa, intitolata «I conti non tornano», si è svolta davanti alla Camera dei deputati, con delegazioni di produttori provenienti da diverse regioni.

Cinque le giornate di protesta programmate complessivamente nel mese: 13, 14, 20, 21 e 22 ottobre.

Al centro della contestazione ci sono il divario tra prezzi agricoli all’origine e prezzi al consumo, il caro carburanti, i rincari energetici e le prospettive della Politica agricola comune dopo il 2027.

Particolarmente significativo il richiamo ai dati Ismea: secondo i valori citati dall’organizzazione, a settembre i prezzi agricoli all’origine risultavano in calo del 3,5% su base annua, con una diminuzione del 42% per l’olio d’oliva e dell’11,4% per la frutta.

Parallelamente, ad agosto i costi dei mezzi correnti di produzione delle coltivazioni risultavano aumentati dell’8,4%.

Dati che evidenziano un problema economico strutturale per le imprese agricole: l’aumento dei costi non trova necessariamente compensazione nei prezzi riconosciuti alla produzione.

Olivicoltura tra i comparti più esposti alla crisi

La protesta agricola assume un significato particolare per il settore olivicolo.

In Puglia, Calabria e Sicilia la campagna di raccolta 2026/2027 è in corso proprio mentre gli agricoltori denunciano l’aumento dei costi di produzione e il calo delle quotazioni dell’olio extravergine di oliva.

Il gasolio agricolo incide sulle lavorazioni del terreno, sulla gestione degli oliveti, sui trasporti delle olive e su numerose operazioni della filiera.

A queste spese si aggiungono i costi della manodopera, della molitura e del confezionamento.

Il problema non riguarda soltanto il prezzo finale dell’olio, ma la distribuzione del valore economico lungo la filiera.

Un produttore può trovarsi a sostenere costi elevati anche quando il prezzo all’ingrosso diminuisce, con conseguenze dirette sulla redditività aziendale.

Una protesta che coinvolge l’intera economia agricola

Le mobilitazioni della settimana dal 18 al 25 ottobre dimostrano come le difficoltà del settore primario stiano coinvolgendo una parte crescente dell’economia territoriale.

Alle manifestazioni degli agricoltori si sono affiancati autotrasportatori, commercianti, studenti e cittadini.

In alcune località le proteste hanno provocato limitazioni alla circolazione delle merci, con conseguenze per la distribuzione alimentare e le attività produttive.

Le organizzazioni coinvolte non esprimono necessariamente posizioni identiche: accanto ai comitati spontanei operano associazioni agricole strutturate, con richieste e modalità di mobilitazione differenti.

Resta però comune la denuncia di un sistema nel quale i costi aumentano mentre i ricavi agricoli faticano a garantire la sostenibilità economica delle imprese.

Le prossime risposte attese dalle istituzioni

Alla data del 25 ottobre, la protesta non può considerarsi conclusa.

In diverse regioni restano aperti i confronti tra rappresentanti delle categorie, amministrazioni locali e Governo.

Le principali richieste riguardano misure sul costo del gasolio, interventi di sostegno alle imprese, controlli sulle importazioni e sulle pratiche commerciali, maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi agricoli.

Per il comparto olivicolo, in particolare, il nodo centrale resta la possibilità di produrre olio extravergine di qualità ottenendo una remunerazione sufficiente a coprire i costi della filiera.

Senza un riequilibrio tra costi e ricavi, il rischio denunciato dai produttori è che sempre più aziende agricole siano costrette a ridurre le lavorazioni, rinunciare agli investimenti o abbandonare la produzione.

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