
L’andamento dei prezzi si mantiene in territorio positivo mentre la produzione italiana cresce. Tuttavia, persistono criticità strutturali nel settore olivicolo nazionale.
UN SETTORE IN RIPRESA, MA CON SFIDE STRUTTURALI
Il mercato dell’olio d’oliva in Europa sembra aver trovato una certa stabilità dopo due anni caratterizzati da una produzione ridotta e un incremento vertiginoso dei prezzi, che hanno superato la soglia dei 10 euro al litro per l’olio extravergine. Le stime per la campagna produttiva 2025-26 suggeriscono un ritorno a livelli medi di produzione, benché non manchino preoccupazioni per le sfide strutturali che continuano a caratterizzare il settore olivicolo, in particolare in Italia.
Nel biennio precedente, il forte rialzo dei prezzi era stato determinato dalle difficoltà della Spagna, principale produttore mondiale di olio d’oliva, che aveva visto un calo della produzione a causa di eventi climatici estremi, prima una lunga siccità e poi un’ondata di caldo intenso. Questi fattori avevano ridotto la capacità produttiva del Paese, portandola sotto il milione di tonnellate, ben al di sotto del potenziale produttivo nazionale.
PREVISIONI PER IL 2025
Nel corso dell’estate 2025, le previsioni per la Spagna erano ottimistiche, con una produzione inizialmente stimata oltre 1,6 milioni di tonnellate. Tuttavia, l’andamento climatico ha ridimensionato tali stime, e adesso la previsione per la produzione spagnola è di circa 1,3 milioni di tonnellate, con una riduzione del 3% rispetto alla stagione precedente.
In Italia, la produzione di olio d’oliva per la campagna 2025-26 è invece in crescita, con un aumento stimato del 21%, arrivando a circa 300.000 tonnellate. Questo trend positivo permette all’Italia di rafforzare la sua posizione a livello mondiale, consolidando il secondo posto tra i produttori globali di olio d’oliva, dopo la Spagna. Tuttavia, la Tunisia ha visto una revisione al ribasso delle stime di raccolto, portando il Paese a una previsione di circa 270.000 tonnellate, ben al di sotto delle iniziali stime superiori alle 400.000 tonnellate.
L’ascesa delle nazioni nordafricane nella produzione di olio d’oliva, che ora coprono oltre un terzo del mercato mondiale, ha ridotto il peso dell’Europa, in particolare della Spagna, come leader globale. Tuttavia, la crescita dei Paesi produttori del Mediterraneo sta sostenendo l’intero comparto.
DINAMICHE DI PREZZO E VALORIZZAZIONE DEL PRODOTTO
Nonostante i segnali di un mercato stabile, i prezzi dell’olio d’oliva rimangono relativamente alti, con l’olio extravergine italiano che segna un +5% rispetto allo scorso anno. A livello comunitario, i prezzi sono aumentati di circa il 14% nel mese di ottobre, alimentati da rialzi significativi sui mercati di Spagna (+17%) e Grecia (+15%).
Questo trend positivo è stato accolto con favore sia dagli industriali che dai produttori, i quali temevano una ripresa delle vendite sottocosto, fenomeno che negli ultimi anni ha svalutato il prodotto e lo ha fatto assomigliare sempre più a una commodity. Come sottolineato da Anna Cane, presidente del Gruppo Olio d’Oliva di Assitol, la crescente “caccia” al prezzo più basso ha minato il valore percepito dell’extravergine, riducendo la redditività dell’intero settore.
L’olio d’oliva, infatti, non è solo un ingrediente di alta qualità, ma possiede anche caratteristiche nutrizionali e salutistiche che dovrebbero essere enfatizzate. La valorizzazione del prodotto e la comunicazione del suo valore intrinseco sono considerati elementi cruciali per contrastare la continua erosione dei margini e garantire la sostenibilità economica della filiera.
PIANI DI SOSTENIBILITA’ E INIZIATIVE PER L’INNOVAZIONE DEL SETTORE
In Italia, la ripresa della raccolta è in gran parte dovuta all’alternanza produttiva che caratterizza il settore olivicolo, ma il recupero potrebbe non essere sufficiente a lungo termine se non accompagnato da politiche di rilancio concrete. A tal fine, il Piano Olivicolo Nazionale, avviato dal Ministero delle Politiche Agricole, sta giocando un ruolo fondamentale. Questo piano mira a incrementare la superficie degli impianti olivicoli, recuperare gli oliveti abbandonati e razionalizzare la produzione, che attualmente si concentra su circa 1,5 ettari per azienda agricola. L’obiettivo è ottimizzare le pratiche di coltivazione e migliorare l’efficienza dei processi produttivi.
Anna Cane ha ribadito l’importanza di massimizzare le sinergie lungo tutta la filiera, coinvolgendo tutti gli attori, dai produttori agli industriali, per promuovere un settore olivicolo più competitivo e sostenibile. Questo momento di riflessione e confronto è necessario per consolidare il percorso di valorizzazione dell’olio d’oliva italiano a livello internazionale, in un contesto che vede un crescente dinamismo nei mercati mediterranei e oltre.
