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Controlli sull’olio che entra in Italia: sono basati sul rischio

Il Regolamento UE 2022/2105 stabilisce che i controlli di conformità sull’olio siano effettuati selettivamente, sulla base di un’analisi del rischio. Tra i criteri utilizzati ci sono origine dell’olio, dimensione della partita, prezzo, mezzo di trasporto, posizione dell’operatore nella filiera, precedenti irregolarità e perfino il fatto che il controllo avvenga al primo punto di ingresso nell’UE.

Quante partite vengono effettivamente controllate?

Qui c’è un dato molto interessante. La normativa europea stabilisce un minimo di almeno 1 controllo di conformità ogni 1.000 tonnellate di olio commercializzato ogni anno nello Stato membro.

Attenzione però: non significa che una partita abbia lo 0,1% di probabilità di essere controllata. La regola è espressa in tonnellate complessivamente commercializzate, non in numero di partite, e soprattutto i controlli non sono casuali.

Per capire l’ordine di grandezza, facciamo un esempio puramente teorico. Se 1.000 tonnellate arrivassero in 40 partite da 25 tonnellate, e venisse effettuato esattamente il minimo di un controllo su una sola partita, sarebbe:

1 partita controllata su 40 = 2,5% delle partite.

Ma quel 2,5% non è la probabilità reale prevista dalla legge: è soltanto un esempio matematico. Un lotto considerato ad alto rischio potrebbe avere una probabilità di controllo molto superiore, mentre uno considerato a basso rischio molto inferiore.

Tuttavia c’è un’altra distinzione importante: quel minimo di 1 controllo/1.000 t riguarda i controlli di conformità dell’olio.
Non vuol dire che ogni controllo includa automaticamente una ricerca completa di pesticidi, contaminanti, adulterazioni ecc.

Anzi, la Corte dei conti europea, nel rapporto pubblicato il 14 gennaio 2026 proprio sui controlli dell’olio d’oliva, ha rilevato che l’olio importato dai Paesi extra-UE non viene controllato sistematicamente per pesticidi e altri contaminanti.