
C’è un albero in Sardegna che potrebbe essere germogliato quando buona parte della storia europea che conosciamo doveva ancora essere scritta.
È l’olivastro millenario di Luras, uno dei più straordinari esemplari arborei italiani e uno dei protagonisti scelti dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste per raccontare il patrimonio degli alberi monumentali del nostro Paese.
Il MASAF ha recentemente annunciato il decimo aggiornamento dell’Elenco nazionale degli Alberi Monumentali d’Italia, con l’ingresso di altri 82 alberi. Complessivamente il patrimonio censito ha raggiunto 5.008 schede, corrispondenti a 17.564 esemplari monumentali, considerando sia alberi singoli sia gruppi omogenei.
Ma tra querce, castagni, platani, tassi e sequoie, per chi si occupa di olio e olivicoltura c’è un gigante che inevitabilmente cattura l’attenzione: l’olivastro di Luras.
L’olivastro di Luras, migliaia di anni prima dei moderni oliveti
Si trova in località Santu Baltolu, nel territorio comunale di Luras, in Sardegna, ed è conosciuto localmente anche come S’Ozzastru.
La Regione Sardegna gli attribuisce un’altezza di circa 14 metri, una circonferenza del tronco di 11,54 metri e un’età stimata compresa fra 3.000 e 4.000 anni.
Il sito istituzionale Sardegna Turismo parla a sua volta di un esemplare con una circonferenza nell’ordine dei 12 metri e un’età superiore ai 3.000 anni, considerandolo tra gli alberi più antichi d’Europa.
In un precedente aggiornamento dell’Elenco nazionale, nel 2023, lo stesso MASAF arrivava a indicarlo come l’olivastro di oltre 4.000 anni di Luras, annoverandolo insieme al Castagno dei Cento Cavalli tra gli alberi più longevi d’Italia.
Le stime sull’età di esemplari così antichi devono naturalmente essere considerate con cautela: stabilire con precisione l’anno di nascita di alberi millenari, spesso caratterizzati da tronchi cavi e da una struttura profondamente trasformata dal tempo, è estremamente difficile.
Ma che abbia tremila o quattromila anni cambia poco davanti alla dimensione storica del fenomeno: quell’olivastro era già lì molti secoli prima della nascita dell’Impero romano.
Ma l’olivastro è un olivo?
Sì, ma è importante fare una distinzione.
L’olivastro rappresenta la forma selvatica dell’olivo ed è generalmente identificato botanicamente come Olea europaea subsp. oleaster.
È strettamente imparentato con l’olivo coltivato, ma presenta normalmente caratteristiche diverse: crescita più spontanea, frutti generalmente più piccoli e una maggiore rusticità.
L’olivo che conosciamo nei moderni oliveti è invece il risultato di un lunghissimo processo di selezione, propagazione e domesticazione da parte dell’uomo.
Ed è proprio questo che rende l’olivastro di Luras particolarmente suggestivo per la cultura dell’olio: ci mette davanti alle radici biologiche e paesaggistiche di una specie che accompagna la civiltà mediterranea da millenni.
Un albero che attraversa la storia del Mediterraneo
Provare a collocare cronologicamente l’olivastro di Luras aiuta a comprenderne l’eccezionalità.
Se la stima di 3.000-4.000 anni fosse corretta, l’albero avrebbe iniziato la propria esistenza in un periodo compreso grossomodo fra il II e il I millennio avanti Cristo.
Nel Mediterraneo si sviluppavano le grandi civiltà dell’età del Bronzo e del Ferro.
La colonizzazione greca dell’Italia meridionale e della Sicilia sarebbe arrivata molto più tardi. Roma non era ancora diventata la potenza che avrebbe dominato il Mediterraneo.
Generazioni di uomini sono nate e scomparse mentre quell’apparato radicale continuava a occupare lo stesso terreno.
È uno degli aspetti che rendono gli alberi monumentali diversi da quasi ogni altro bene culturale: non sono soltanto testimonianze del passato, sono organismi viventi che quel passato hanno materialmente attraversato.
Il MASAF lo inserisce nella “Hall of Fame” degli alberi italiani
Nel presentare il decimo aggiornamento dell’Elenco nazionale, il Ministero ha scelto alcuni grandi alberi simbolo per una sorta di “Hall of Fame degli alberi monumentali”.
Accanto alla Quercia delle Streghe in Toscana, alla Sequoia del Vajont in Veneto, al Castagno dei Cento Cavalli in Sicilia, al Platano di Curinga in Calabria e ad altri straordinari esemplari compare proprio l’olivastro di Luras.
Il MASAF richiama anche le tradizioni popolari legate a questo albero e alla cultura arcaica sarda, dimostrando come la monumentalità non sia determinata soltanto dalle dimensioni.
Un albero può diventare monumentale per età, morfologia, valore biologico ed ecologico, rarità, ma anche per il rapporto con la storia, la religione, le tradizioni locali e il paesaggio.
82 nuovi alberi monumentali nell’Elenco italiano
Il nuovo aggiornamento è stato approvato con il D.M. n. 0364243 del 24 luglio 2026, decimo aggiornamento dell’Elenco nazionale degli Alberi Monumentali.
Gli 82 nuovi ingressi riguardano Abruzzo, Puglia e Umbria e portano il patrimonio censito a oltre cinquemila schede. Considerando anche i gruppi omogenei, gli esemplari tutelati sono oltre 17.500.
Gli alberi vengono riconosciuti monumentali non semplicemente perché “vecchi”.
Il Ministero considera diversi criteri:
- età e dimensioni;
- forma e portamento;
- valore biologico ed ecologico;
- rarità botanica;
- funzione di habitat;
- importanza storica;
- valore culturale o religioso;
- relazione con elementi architettonici;
- capacità di caratterizzare il paesaggio.
L’Elenco nazionale è quindi anche uno strumento di tutela e conservazione di un patrimonio che può essere estremamente fragile.
L’olivastro come simbolo della longevità dell’olivo
Per il mondo olivicolo, l’olivastro di Luras assume però un significato ulteriore.
Siamo abituati a considerare “antico” un oliveto di cento o duecento anni. In molte zone d’Italia sopravvivono olivi plurisecolari e alcuni esemplari vengono indicati come millenari.
Luras porta il concetto di longevità su un’altra scala.
La capacità dell’olivo e delle sue forme selvatiche di rigenerarsi, sopravvivere a condizioni ambientali difficili e mantenere per secoli strutture vegetative vitali costituisce uno degli elementi più affascinanti di questa specie.
Non è un caso che l’olivo abbia assunto nel Mediterraneo significati legati alla pace, alla rinascita, alla resistenza e alla continuità.
Prima ancora di essere una coltura agricola da cui ricavare olio, è una pianta che ha accompagnato l’uomo nella costruzione del paesaggio mediterraneo.
Non soltanto produzione: gli olivi sono anche patrimonio culturale
L’aggiornamento dell’Elenco degli alberi monumentali porta quindi con sé una riflessione importante per l’olivicoltura italiana.
Il valore di un olivo non si misura esclusivamente nei chilogrammi di olive prodotti o nei litri di olio ottenuti.
Gli esemplari antichi rappresentano biodiversità, paesaggio, storia agricola, memoria delle comunità e potenziale attrattiva turistica.
In alcune aree italiane gli olivi monumentali sono diventati elementi centrali di itinerari rurali e progetti di oleoturismo.
La loro tutela può quindi contribuire contemporaneamente alla conservazione ambientale, alla valorizzazione delle produzioni agricole e alla promozione del territorio.
Un monumento vivente che continua a crescere
Ed è forse questa la caratteristica più impressionante dell’olivastro di Luras.
Una chiesa millenaria può conservarci le pietre del passato. Un reperto archeologico può raccontarci gli uomini che l’hanno realizzato.
L’olivastro è invece ancora vivo.
Continua a produrre foglie, nuovi tessuti e nuovi germogli attraverso lo stesso organismo che affonda le proprie radici nel terreno da migliaia di anni.
Mentre generazioni, popoli e civiltà si sono succeduti attorno al Mediterraneo, quel gigantesco olivastro è rimasto lì.
Ed è probabilmente questa la ragione per cui alberi come quello di Luras sono qualcosa di più di una curiosità botanica: sono archivi viventi della storia mediterranea.
