
Giugno 2026, nonostante la disponibilità negli invasi, l’acqua continua a non arrivare nei campi.
Il consorzio di Bonifica nella Sicilia occidentale è attualmente gestito da Baldassere Giarraputo, commissario straordinario; Giovanni Tomasino, direttore generale, Pieralberto Guarino, vicedirettore generale.
Dove sono il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e l’Assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino? Chi vigila e controlla l’operato del consorzio di Bonifica nella Sicilia occidentale?
Chi paga i danni di una gestione fallimentare?
Il Consorzio di Bonifica nella Sicilia occidentale, negli ultimi anni, ha mandato esose bollette agli agricoltori, per costi di gestione del consorzio (per interventi di manutezione e gestione di cui non è stata fornita contezza), facendo riferimento a diversi anni precedenti. Ma la rete è un colabrodo. Come sono state impiegate le somme? Chi ha fatto ricorso contro tali ingenti somme, ha chiesto al consorzio contezza delle spese effettuate.
Non si può continuare a chiamarla soltanto “crisi idrica” quando l’acqua disponibile non viene utilizzata perché le infrastrutture non reggono. La siccità è un fenomeno naturale e climatico, certamente grave. Ma le condotte rotte, la mancata manutenzione e l’incapacità di garantire un servizio efficiente sono responsabilità amministrative, tecniche e politiche. Confondere le due cose significa scaricare ogni colpa sul clima e assolvere chi avrebbe dovuto prevenire, riparare e programmare.
Cosa si sta facendo per fronteggiare anche le future siccità? Le proposte messe sul piatto per fronteggiare la mancanza di pioggia devono attendere le futture siccità per essere ritirate fuori?
È questa la vera vergogna del sistema consortile di bonifica: chiedere pazienza agli agricoltori, parlare di emergenze, invocare la siccità, mentre una parte fondamentale del problema resta sotto gli occhi di tutti:
- condotte fatiscenti
- guasti continui,
- perdite,
- ritardi negli interventi,
- manutenzioni insufficienti
- una programmazione che troppo spesso appare inadeguata rispetto alle necessità reali del territorio.
Il risultato è devastante. Le aziende agricole programmano semine, impianti, potature, concimazioni e raccolti contando su un servizio irriguo che dovrebbe essere garantito. Poi, nel momento decisivo, scoprono che l’acqua non può essere distribuita, oppure arriva in ritardo, oppure arriva a singhiozzo, oppure non arriva affatto. E intanto le colture soffrono, gli investimenti si bruciano, il reddito agricolo crolla.
In manzanza di piogge, e non permettendo le irrigazioni della tarda primavera, prima di giugno, di fatto:
il Consorzio di Bonifica nella Sicilia occidentale, non permette le prime irrigazioni dei giovani uliveti;
il Consorzio di Bonifica nella Sicilia occidentale, limita lo sviluppo degli uliveti a sistema intensivo;
il Consorzio di Bonifica nella Sicilia occidentale, ha deciso di non permettere l’irrigazione nel periodo di fioritura/raccolta di colture come la fragolina di Sciacca e Ribera, decretandone anno anno dopo l’estinzione;
il Consorzio di Bonifica nella Sicilia occidentale, non permettendo irrigazioni prima di giugno, limita il mercato orticolo;
il Consorzio di Bonifica nella Sicilia occidentale, inibisce lo sviluppo, in Sicilia Occidentale, delle colture tropicali;
il Consorzio di Bonifica nella Sicilia occidentale, fa entrare in stress idrico le colture tradizionali come gli agrumeti.
I responsabili del Consorzio di Bonifica nella Sicilia occidentale, cosa ben più grave, non prevedono controlli opportuni, manutenzione adeguata, test efficienti delle condotte prima dell’estate così anche quando si dà il via alle irrigazioni, l’inefficienza, la negligenza, l’incapacità di gestione vengono a galla.
Gli agricoltori non chiedono miracoli. Chiedono ciò che in un territorio civile dovrebbe essere normale: sapere quanta acqua è disponibile, quando sarà distribuita, con quali turnazioni, con quali priorità e attraverso impianti funzionanti. Chiedono trasparenza. Chiedono manutenzione ordinaria e straordinaria. Chiedono che le risorse pubbliche non si perdano in promesse, carte e annunci, ma diventino tubazioni efficienti, pompe funzionanti, controlli costanti e interventi tempestivi.
Perché mentre si discute, nei campi si perde produzione. Gli alberi da frutto vanno in stress, gli ortaggi si seccano, gli impianti giovani rischiano di morire, gli allevamenti e le aziende multifunzionali subiscono danni indiretti. Ogni giorno senza irrigazione non è un disagio astratto: è reddito perso, lavoro compromesso, futuro agricolo indebolito.
La gestione dei turni irrigui è fatta alla buona, come se se in Sicilia occidentale ci si trovasse negli anni ’70 del secolo scorso.
Se un’azienda chiede e prenota un’irrigazione per un giorno x, e quel dato giorno le tubature non funzionano, l’azienda deve riprenotare l’irrigazione rimettendosi in turno e cercando una nuova disponibilità. E se anche la seconda volta (le probabilità non sono poche), l’rrigazione salta a causa di guasti… ecco che si deve ritrovare una seconda data libera… e così via.
Alcune aziende potrebbero essere fortunate, avendo meno guasti nei giorni in cui hanno prenotato l’irrigazione, altre aziende potrebbero veder passare settimane o mesi, a causa di una gestione ridicola ed arcaica delle prenotazioni, senza possibilità di recuperi.
La Sicilia occidentale non può permettersi un’agricoltura lasciata sola davanti a infrastrutture pubbliche inefficienti. In un’area già colpita da cambiamenti climatici, aumento dei costi, concorrenza dei mercati e spopolamento rurale, l’acqua dovrebbe essere la prima priorità strategica. Invece, troppo spesso, diventa il simbolo di un sistema che non funziona.
Il Consorzio di Bonifica ha il dovere di dare risposte chiare. Non bastano comunicati generici, non bastano rinvii, non bastano promesse di futuri interventi. Servono piani pubblici, cronoprogrammi verificabili, indicazione delle tratte danneggiate, stato reale delle condotte, risorse disponibili, responsabilità operative e tempi certi di ripristino.
La domanda è semplice: com’è possibile che in presenza di riserve idriche utilizzabili gli agricoltori non possano irrigare perché la rete non è in grado di distribuire l’acqua? Chi risponde di anni di mancata manutenzione? Chi controlla l’efficienza degli impianti? Chi tutela davvero chi paga, lavora e produce?
Questa non è soltanto una questione tecnica. È una questione di giustizia. Perché quando un agricoltore perde un raccolto, non perde solo una stagione: perde liquidità, perde fiducia, perde capacità di investire. E quando un territorio agricolo perde fiducia nell’acqua pubblica, perde una parte decisiva del proprio futuro.
La bonifica dovrebbe significare presidio, efficienza, tutela del territorio e sostegno all’agricoltura. Non può trasformarsi in un apparato incapace di garantire il servizio essenziale per cui esiste. Se l’acqua c’è ma non arriva, il problema non è solo la siccità: è il fallimento di una gestione.
La Sicilia occidentale ha bisogno di rispetto. Gli agricoltori hanno bisogno di risposte. Le campagne hanno bisogno di acqua. E chi ha il compito di gestire le infrastrutture irrigue deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.
Perché la vera vergogna non è soltanto avere sete in tempo di siccità. La vera vergogna è avere acqua disponibile e non poterla usare per colpa di condotte abbandonate, manutenzioni mancate e una macchina amministrativa che arriva sempre troppo tardi.
