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Prezzi olio extravergine settembre 2026: quotazioni da 4,45 a 11,50 euro/kg

Le ultime quotazioni ISMEA mostrano un mercato dell’olio extravergine sostanzialmente stabile, ma con differenze enormi tra le principali aree produttive italiane. In Puglia si parte da 4,45 euro al chilo, mentre in Sicilia si raggiungono 9,50 euro e a Chieti l’extravergine quota 11,50 euro al chilo.

Il mercato italiano dell’olio extravergine di oliva continua a mostrare una forte frammentazione territoriale.

Le ultime rilevazioni pubblicate da ISMEA evidenziano infatti prezzi all’origine molto differenti da una zona all’altra, nonostante prevalga una sostanziale stabilità rispetto alle settimane precedenti.

La forbice è particolarmente ampia: si passa dai 4,45 euro al chilogrammo rilevati a Foggia agli 11,50 euro al chilogrammo di Chieti.

Una differenza di oltre 7 euro al chilo che dimostra ancora una volta quanto sia difficile parlare di un unico “prezzo dell’olio extravergine italiano”.

Puglia: extravergine tra 4,45 e 4,80 euro al chilo

Tra le principali piazze produttive italiane, le quotazioni più basse si registrano attualmente in Puglia.

A Foggia, nella rilevazione del 10 settembre, l’olio extravergine di oliva è quotato 4,45 euro/kg, senza variazioni rispetto alla settimana precedente.

A Bari la quotazione si attesta invece a 4,55 euro/kg, valore identico a quello rilevato per l’olio DOP Terra di Bari.

Leggermente più elevate le quotazioni nel Salento.

A Lecce e Taranto l’extravergine raggiunge infatti 4,80 euro/kg.

Anche in questo caso il mercato risulta sostanzialmente fermo.

Sicilia: 6,70 euro a Palermo e Trapani, Ragusa vola a 9,50 euro

Ben diverso il quadro siciliano.

Le rilevazioni ISMEA del 15 settembre indicano per Palermo un prezzo di 6,70 euro/kg.

La stessa quotazione viene registrata a Trapani, dove l’extravergine non DOP si attesta anch’esso a 6,70 euro/kg.

Sempre a Trapani, l’olio DOP Valli Trapanesi raggiunge invece 6,85 euro/kg.

Ma il valore più elevato dell’isola si trova a Ragusa, dove l’ultima quotazione disponibile indica 9,50 euro/kg per l’olio extravergine.

Una differenza importante anche all’interno della stessa regione: tra Foggia e Ragusa il divario supera i 5 euro al chilogrammo.

Chieti raggiunge 11,50 euro al chilo

Ancora più elevata la quotazione registrata in Abruzzo.

A Chieti, il 18 settembre, l’olio extravergine di oliva viene rilevato da ISMEA a 11,50 euro/kg.

Lo stesso valore era stato indicato pochi giorni prima per l’olio DOP Colline Teatine.

Si tratta di un livello più che doppio rispetto alle quotazioni osservate nelle principali piazze pugliesi.

Il dato conferma quanto l’origine geografica, la disponibilità locale di prodotto e le caratteristiche dei differenti mercati territoriali possano incidere sulla formazione del prezzo.

Le DOP arrivano fino a 21 euro al chilo

La forbice diventa ancora più ampia osservando le produzioni a denominazione di origine.

Tra le quotazioni riportate da ISMEA figurano:

  • DOP Terra di Bari: 4,55 €/kg
  • DOP Dauno: 4,85 €/kg
  • DOP Bruzio: 5,50 €/kg
  • DOP Lametia: 5,60 €/kg
  • DOP Valli Trapanesi: 6,85 €/kg
  • DOP Colline Teatine: 11,50 €/kg
  • DOP Riviera Ligure: 13,50 €/kg
  • DOP Riviera dei Fiori: 14,00 €/kg
  • DOP Garda: 14,00 €/kg
  • DOP Brisighella: 21,00 €/kg

La quotazione di Brisighella rappresenta quindi quasi cinque volte quella dell’extravergine rilevato a Foggia.

Naturalmente non si tratta di prodotti direttamente sovrapponibili: volumi disponibili, disciplinari produttivi, cultivar, costi di produzione, dimensione dei mercati e reputazione commerciale sono profondamente differenti.

I numeri permettono però di comprendere quanto il mercato italiano dell’olio sia segmentato.

Prezzi stabili alla vigilia della nuova campagna

Un altro elemento che emerge chiaramente dalle rilevazioni ISMEA è la stabilità.

Quasi tutte le principali quotazioni dell’extravergine risultano invariate rispetto alla settimana precedente.

Foggia, Bari, Lecce, Taranto, Palermo, Trapani, Ragusa e Chieti non mostrano al momento variazioni significative.

Il mercato sembra quindi attraversare una fase di attesa, particolarmente interessante considerando l’avvicinarsi della campagna olearia 2026/27.

Nelle prossime settimane inizieranno infatti ad arrivare sul mercato le prime quantità di olio nuovo e diventeranno più precise le stime sulla produzione effettiva delle principali regioni olivicole italiane.

Sarà proprio l’incontro tra le disponibilità residue della vecchia campagna e l’ingresso dell’olio della nuova annata a determinare i prossimi equilibri.

Il lampante sale a Gioia Tauro

Tra le poche variazioni significative registrate da ISMEA compare invece l’olio lampante.

A Gioia Tauro, nella rilevazione del 10 settembre, la quotazione è salita a 2,70 euro/kg, segnando un incremento dell’8% rispetto alla settimana precedente.

A Lecce e Taranto il lampante rimane invece fermo a 3 euro/kg.

Sempre nelle due piazze pugliesi, l’olio vergine si attesta a 3,50 euro/kg.

Il movimento del lampante merita attenzione perché nelle ultime settimane questa categoria ha mostrato maggiore dinamismo rispetto all’extravergine, che continua invece a mantenere quotazioni sostanzialmente ferme.

L’olio estero resta molto più economico

Il confronto con il mercato internazionale rende ancora più evidente la particolarità delle quotazioni italiane.

Nella seconda settimana di settembre 2026 ISMEA rileva per l’olio extravergine prezzi medi di circa:

3,67 euro/kg in Spagna, 3,88 euro/kg in Grecia e 3,63 euro/kg in Tunisia.

L’extravergine di provenienza estera commercializzato all’ingrosso in Italia presenta nello stesso periodo un prezzo medio di 3,74 euro/kg.

Il divario rispetto a molte produzioni italiane resta quindi molto ampio.

A titolo di esempio, i 6,70 euro/kg rilevati a Palermo e Trapani rappresentano un valore superiore di quasi l’80% rispetto alla media dell’extravergine estero commercializzato all’ingrosso in Italia.

Il confronto deve comunque essere interpretato con cautela perché si tratta di mercati e condizioni di vendita differenti.

Attenzione: non sono i prezzi delle bottiglie al supermercato

È importante chiarire un aspetto che spesso genera confusione.

Le quotazioni ISMEA riportate per le diverse piazze italiane sono prezzi all’origine, generalmente espressi nella condizione “franco azienda”.

Non rappresentano quindi il prezzo finale pagato dal consumatore per una bottiglia di olio extravergine.

Al valore dell’olio devono successivamente aggiungersi, a seconda della filiera, costi di stoccaggio, filtrazione, confezionamento, bottiglie e lattine, etichette, logistica, distribuzione, commercializzazione e margini degli operatori, oltre all’imposizione fiscale.

Non è quindi corretto moltiplicare semplicemente il prezzo al chilogrammo rilevato all’origine per la capacità di una bottiglia e confrontare il risultato con il prezzo presente sullo scaffale.

Non esiste un solo prezzo dell’olio extravergine italiano

Le quotazioni di settembre mostrano soprattutto una cosa: parlare genericamente di “prezzo dell’olio extravergine” può essere fuorviante.

Nello stesso Paese e nello stesso periodo un chilogrammo di extravergine può essere quotato 4,45 euro a Foggia, 6,70 euro a Palermo e Trapani, 9,50 euro a Ragusa e 11,50 euro a Chieti.

Se poi si passa alle produzioni DOP, la forbice si amplia ulteriormente fino ai 21 euro/kg rilevati per la DOP Brisighella.

Origine, cultivar, disponibilità di prodotto, dimensione della produzione, certificazioni e caratteristiche dei mercati locali continuano quindi a determinare differenze molto significative.

Con l’avvicinarsi della raccolta 2026, però, l’attenzione si sposterà inevitabilmente sull’olio nuovo.

Le prossime quotazioni permetteranno di capire se l’attuale stabilità rappresenta il punto di equilibrio con cui il mercato entrerà nella nuova campagna o se l’arrivo dell’extravergine 2026/27 determinerà un nuovo assestamento dei prezzi.