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Olio Extravergine, prezzi ai minimi dell’ultimo anno: il mercato entra nella nuova campagna 2026/2027

Le rilevazioni aggiornate al 25 settembre mostrano quotazioni all’origine nella fascia più bassa degli ultimi dodici mesi.
Puglia ai minimi, mentre la Sicilia mantiene valori più elevati.

I prezzi dell’olio extravergine di oliva arrivano alla vigilia della nuova campagna olearia 2026/2027 sui livelli più bassi dell’ultimo anno. Le rilevazioni aggiornate al 25 settembre 2026 mostrano infatti quotazioni all’origine collocate nella fascia inferiore dell’intervallo registrato nelle ultime 52 settimane, con particolare evidenza nelle principali piazze pugliesi.

A Foggia l’extravergine viene rilevato a 4,45 euro al chilogrammo, mentre Bari si ferma a 4,55 euro/kg e Brindisi, Lecce e Taranto a 4,60 euro/kg. Valori sensibilmente più elevati si registrano invece in Sicilia, dove Palermo e Trapani sono a 6,70 euro/kg e Ragusa a 9,50 euro/kg.

Il mercato entra così nella nuova campagna con un elemento di forte attenzione per tutta la filiera: le quotazioni dell’EVO sono oggi nella parte bassa del range dell’ultimo anno, mentre produttori e operatori guardano alla nuova raccolta per capire quale sarà la direzione dei prezzi nei prossimi mesi.

Prezzi all’origine in una fase di minimo annuale

Il dato più significativo non è soltanto il valore raggiunto dalle singole piazze, ma la loro posizione rispetto all’andamento dell’ultimo anno.

In Puglia, una delle principali aree produttive italiane, l’extravergine si mantiene su livelli particolarmente contenuti: 4,55 euro/kg a Bari, 4,45 euro/kg a Foggia, mentre Brindisi, Lecce e Taranto si collocano a 4,60 euro/kg.

Si tratta di quotazioni che rappresentano la parte bassa del mercato italiano dell’EVO convenzionale e che arrivano dopo la progressiva discesa registrata nel corso del 2026.

Il valore di Foggia, in particolare, era già pari a 4,45 euro/kg nelle rilevazioni di luglio e agosto, confermando quanto il mercato pugliese sia ormai stabilizzato su livelli molto bassi rispetto ai prezzi delle precedenti campagne.

La Sicilia mantiene quotazioni più alte

Il quadro siciliano continua a essere diverso da quello pugliese.

A Palermo e Trapani l’extravergine è quotato 6,70 euro/kg, mentre Ragusa raggiunge 9,50 euro/kg. A Messina e Siracusa la rilevazione disponibile indica 8,55 euro/kg.

Anche in questo caso, tuttavia, il mercato si trova lontano dai livelli osservati nei mesi precedenti. A inizio agosto, per esempio, Trapani era a 7,50 euro/kg e Ragusa a 10,25 euro/kg.

La riduzione è quindi evidente soprattutto se si osserva l’evoluzione dell’ultimo periodo: la pressione sui prezzi sta interessando anche una regione che tradizionalmente presenta quotazioni superiori alla media nazionale.

Per la Sicilia il quadro resta comunque più favorevole in termini di prezzo rispetto alla Puglia, con differenze che arrivano a diversi euro per chilogrammo tra le singole piazze.

Dal minimo pugliese agli 11,50 euro di Chieti

La fotografia nazionale continua a essere estremamente frammentata.

A Chieti l’extravergine viene rilevato a 11,50 euro/kg, mentre Pescara si attesta a 9,50 euro/kg.

La distanza tra le diverse aree produttive è dunque enorme: si passa dai 4,45 euro/kg di Foggia agli 11,50 euro/kg di Chieti.

Il dato conferma che non esiste un unico prezzo dell’olio extravergine italiano. Origine, disponibilità di prodotto, caratteristiche qualitative, volumi commercializzati, costi di produzione e struttura dei mercati locali determinano differenze molto significative.

Anche le produzioni DOP e IGP continuano inoltre a presentare valori molto più elevati rispetto alle quotazioni dell’EVO convenzionale. Nelle precedenti rilevazioni di settembre, ad esempio, la DOP Brisighella arrivava a 21 euro/kg, mentre la DOP Riviera Ligure raggiungeva 13,50 euro/kg e la Riviera dei Fiori 14 euro/kg.

Il confronto con Spagna, Grecia e Tunisia

La pressione sui prezzi italiani va letta anche alla luce del mercato internazionale.

Nella seconda settimana di settembre, le quotazioni dell’extravergine estero rilevate da ISMEA si collocavano intorno a 3,67 euro/kg in Spagna, 3,88 euro/kg in Grecia e 3,63 euro/kg in Tunisia.

Il differenziale rispetto alle principali piazze italiane rimane quindi significativo, soprattutto per le produzioni siciliane e del Centro-Nord.

È un elemento importante per comprendere la dinamica del mercato: l’olio italiano deve confrontarsi con disponibilità estere che, in diversi casi, possono essere acquistate a valori inferiori.

Secondo le informazioni emerse dall’analisi ISMEA presentata a Terra Madre, l’Italia mantiene comunque quotazioni superiori a quelle dei principali Paesi concorrenti, pur avendo registrato una flessione dei prezzi nel 2026.

Scorte elevate e nuova campagna alle porte

La debolezza delle quotazioni arriva in un momento particolarmente delicato per la filiera.

Al 31 luglio 2026 nei depositi italiani risultavano 233.377 tonnellate di oli di oliva, mentre le giacenze di extravergine raggiungevano 185.373 tonnellate. L’extravergine di origine italiana era pari a 108.299 tonnellate, un quantitativo molto superiore a quello registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.

È proprio l’elevata disponibilità di prodotto a rappresentare uno degli elementi alla base della pressione sui prezzi.

Il mercato si trova inoltre davanti al passaggio dalla vecchia alla nuova campagna. La produzione italiana 2025/26 si è chiusa a circa 325 mila tonnellate, in aumento del 31% rispetto alla campagna precedente, secondo i dati presentati da ISMEA.

 

Ora l’attenzione si sposta sulla raccolta 2026/27 e sulle quantità effettivamente disponibili nei prossimi mesi.

Per i produttori è una fase delicata

Il calo dei prezzi può rappresentare un elemento positivo per gli operatori a valle della filiera e, potenzialmente, per i consumatori. Per olivicoltori e frantoiani il quadro è invece più complesso.

Un prezzo all’origine di 4,45-4,60 euro/kg deve infatti essere confrontato con tutti i costi necessari per produrre l’olio: gestione dell’oliveto, raccolta, trasporto, molitura, stoccaggio e commercializzazione.

La diminuzione delle quotazioni arriva quindi in un momento in cui la sostenibilità economica della produzione resta un tema centrale.

Non è un caso che nelle ultime settimane il settore abbia evidenziato la necessità di strumenti finanziari e di sostegno alla liquidità delle imprese, soprattutto in vista dell’avvio della nuova campagna.

Attenzione: questi non sono i prezzi al supermercato

Un punto va chiarito: le quotazioni riportate sono prezzi all’origine e non prezzi delle bottiglie vendute al consumatore.

Il valore indicato in euro/kg non può quindi essere confrontato direttamente con il prezzo di una bottiglia sullo scaffale.

Al prezzo della materia prima devono aggiungersi, tra gli altri, confezionamento, filtrazione, stoccaggio, trasporto, distribuzione, margini commerciali, certificazioni e imposte.

Di conseguenza, anche se il prezzo dell’olio sfuso all’origine è oggi ai livelli più bassi dell’ultimo anno, questo non significa automaticamente che il consumatore troverà sugli scaffali un analogo calo percentuale.

Il mercato dell’EVO entra in una fase decisiva

La fotografia del 27 settembre 2026 restituisce quindi un mercato caratterizzato da quotazioni basse, disponibilità ancora importanti e una forte differenziazione territoriale.

La Puglia rappresenta il segmento più economico, con l’EVO convenzionale intorno a 4,45-4,60 euro/kg. La Sicilia mantiene valori superiori, da 6,70 euro/kg a Palermo e Trapani fino a 9,50 euro/kg a Ragusa, mentre alcune piazze del Centro-Nord superano ampiamente i 10 euro/kg.

Il dato più significativo resta però la posizione delle quotazioni rispetto all’ultimo anno: il mercato si trova nella fascia bassa dell’intervallo dei prezzi delle ultime 52 settimane, in particolare nelle principali piazze pugliesi.

Ora sarà la nuova campagna a decidere la direzione del mercato.

L’arrivo dell’olio nuovo, le rese effettive, i volumi della produzione italiana e internazionale e la velocità con cui verranno smaltite le giacenze determineranno se gli attuali livelli rappresentano un punto di minimo attorno al quale il mercato potrà stabilizzarsi oppure l’inizio di una nuova fase di assestamento.

Per produttori, frantoiani e operatori commerciali, le prossime settimane saranno quindi decisive. Perché il vero interrogativo, alla vigilia della raccolta, non è più soltanto quanto costa oggi l’olio extravergine, ma quanto a lungo potranno rimanere su questi livelli le quotazioni all’origine.

Ho mantenuto volutamente la distinzione tra “minimo dell’intervallo dell’ultimo anno” e “minimo storico”: è più precisa e coerente con il metodo di confronto dichiarato dalla fonte.

 

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