
La Spagna si prepara alla nuova campagna olearia 2026/27 mettendo sul tavolo uno strumento destinato a far discutere il mercato europeo dell’olio d’oliva: la possibilità di ritirare temporaneamente una parte della produzione qualora l’offerta risultasse eccessiva.
Non significa che Madrid abbia già deciso di togliere olio dal mercato. Il Ministero spagnolo dell’Agricoltura ha predisposto un meccanismo che potrà essere attivato soltanto in presenza di determinate condizioni di sovraofferta.
Una precauzione che, però, dice molto sulle aspettative per la prossima campagna e che interessa direttamente anche l’Italia.
La Spagna è infatti il principale produttore mondiale di olio d’oliva e le variazioni della sua produzione hanno inevitabilmente conseguenze sui prezzi dell’intero mercato europeo.
Quando potrebbe scattare il ritiro dell’olio
Il Ministero dell’Agricoltura spagnolo ha avviato nel giugno 2026 l’iter per predisporre la norma di commercializzazione relativa alla campagna 2026/27 e, successivamente, ha sottoposto il progetto ad audizione pubblica fino al 13 agosto.
La misura dovrebbe essere pronta entro il 31 ottobre 2026, ma la sua effettiva applicazione non è automatica.
La soglia individuata è precisa: il meccanismo potrebbe essere attivato qualora la somma tra scorte presenti all’inizio della campagna e produzione stimata raggiungesse almeno il 120% della media dello stesso indicatore registrata nelle sei campagne precedenti.
In pratica, la Spagna si sta dotando anticipatamente di uno strumento da utilizzare qualora si trovasse davanti a una quantità di olio potenzialmente troppo elevata rispetto alla capacità del mercato di assorbirla.
Cosa significa realmente “ritirare” l’olio dal mercato
Non si parla necessariamente di distruzione del prodotto.
Il progetto prevede che una determinata percentuale dell’olio prodotto possa essere temporaneamente sottratta alla commercializzazione e rinviata alla campagna successiva oppure, in determinate condizioni, destinata a usi non alimentari.
La percentuale da ritirare non è stata quindi stabilita in anticipo.
Soltanto dopo aver conosciuto le effettive scorte iniziali e le stime di produzione, le autorità spagnole potranno stabilire se la soglia è stata raggiunta e quale quota della produzione dovrà eventualmente essere interessata dalla misura. I controlli coinvolgerebbero le autorità delle comunità autonome e le strutture direttamente interessate sarebbero i frantoi produttori.
L’obiettivo dichiarato è evitare che un improvviso eccesso di offerta provochi squilibri e un crollo eccessivo delle quotazioni.
Un meccanismo già previsto nella campagna precedente
Non è la prima volta che la Spagna predispone questo strumento.
Una norma analoga era stata approvata anche per la campagna 2025/26, ma il ritiro non è mai stato attivato perché i livelli di produzione e scorte non hanno raggiunto la soglia richiesta.
Lo stesso Ministero spagnolo aveva precisato che il meccanismo rappresentava sostanzialmente una misura di sicurezza da utilizzare soltanto in presenza di una vera sovrapproduzione.
Anche per il 2026/27, quindi, sarebbe sbagliato affermare che la Spagna ritirerà certamente olio dal mercato.
La notizia significativa è un’altra: Madrid ritiene sufficientemente concreta la possibilità di una produzione elevata da voler avere il meccanismo pronto già all’inizio della nuova campagna.
La Spagna viene da una produzione di circa 1,3 milioni di tonnellate
Nella campagna 2025/26 la produzione spagnola si è attestata intorno a 1,295 milioni di tonnellate di olio d’oliva, secondo i dati della Commissione europea.
Nello stesso periodo l’Italia si è fermata intorno a 325 mila tonnellate, mentre la produzione complessiva dell’Unione europea è stata stimata in poco più di 2 milioni di tonnellate.
A luglio il Ministero spagnolo descriveva la produzione 2025/26 come sufficiente per soddisfare il mercato, pur essendo risultata inferiore di circa il 9% rispetto alla campagna precedente, e segnalava prospettive di maggiore disponibilità per il 2026/27.
È proprio questa eventualità ad aver spinto le autorità ad anticipare l’iter normativo.
Le previsioni definitive della nuova campagna, tuttavia, non sono ancora disponibili e le condizioni meteorologiche delle prossime settimane potranno incidere significativamente sulle rese.
Perché quello che succede in Spagna riguarda direttamente l’Italia
Il mercato italiano dell’olio non può essere analizzato isolatamente.
L’Italia produce meno olio di quanto ne consuma e commercializza e importa quantità significative di prodotto dagli altri Paesi europei e mediterranei.
La Spagna rappresenta quindi uno dei principali punti di riferimento per le quotazioni.
Quando la produzione spagnola diminuisce fortemente, la minore disponibilità tende a sostenere i prezzi internazionali. Quando, al contrario, la produzione aumenta e il mercato dispone di abbondanti quantità di olio, la pressione sui prezzi può essere ribassista.
È proprio ciò che la Spagna vuole evitare nel caso di una produzione eccezionalmente elevata.
Oggi la differenza tra alcune quotazioni italiane e spagnole è enorme
I dati ISMEA di agosto mostrano una situazione particolarmente interessante.
Alle ultime rilevazioni disponibili, l’olio extravergine italiano risultava quotato:
- 11,50 euro/kg a Chieti;
- 7,45 euro/kg a Palermo;
- 7,50 euro/kg a Trapani.
Sul mercato all’ingrosso italiano, invece, l’extravergine di provenienza spagnola veniva rilevato a valori sensibilmente inferiori.
A Imperia, il 7 agosto, ISMEA indicava:
- 3,30 euro/kg per l’EVO proveniente dall’Andalusia;
- 3,85 euro/kg per la provenienza Borgas;
- 3,30 euro/kg per Toledo.
A Roma, il 3 agosto, l’extravergine spagnolo risultava tra 3,65 e 3,75 euro/kg, mentre a Firenze le provenienze spagnole erano intorno ai 4 euro/kg.
I dati non sono perfettamente sovrapponibili — le quotazioni italiane alla produzione e quelle dell’olio estero all’ingrosso hanno condizioni di rilevazione differenti — ma mostrano comunque la forte distanza che oggi esiste tra diversi segmenti del mercato.
Una grande produzione spagnola potrebbe far scendere anche i prezzi italiani?
È possibile, ma non automatico.
Se la campagna spagnola 2026/27 dovesse essere particolarmente abbondante, una maggiore quantità di olio disponibile eserciterebbe normalmente una pressione ribassista sulle quotazioni europee.
Questo potrebbe riflettersi anche sull’Italia, soprattutto sui segmenti maggiormente esposti alla concorrenza dell’olio comunitario.
Ma entrano in gioco almeno tre variabili.
1. Quanto produrrà realmente la Spagna
Al momento non esiste ancora un dato definitivo sulla produzione 2026/27.
La quantità effettivamente raccolta dipenderà dall’evoluzione climatica, dalle temperature, dalla disponibilità idrica e dalle rese in frantoio.
2. Quante saranno le scorte all’inizio della nuova campagna
Il meccanismo spagnolo non considera soltanto la produzione.
La soglia del 120% viene calcolata sommando scorte iniziali e produzione prevista e confrontando il risultato con la media delle sei campagne precedenti.
A fine giugno 2026 le scorte spagnole erano in diminuzione rispetto al mese precedente, secondo il bollettino del Ministero dell’Agricoltura.
Questo elemento sarà quindi decisivo quando arriveranno i dati definitivi di settembre e le prime stime attendibili della nuova raccolta.
3. Se Madrid attiverà effettivamente il ritiro
Ed è qui che il provvedimento diventa particolarmente interessante.
Se un’eventuale sovrapproduzione dovesse provocare una forte pressione ribassista, il ritiro di una parte dell’olio avrebbe precisamente lo scopo di ridurre l’offerta immediatamente disponibile e attenuare la discesa dei prezzi.
Si tratterebbe, in sostanza, di un meccanismo di regolazione dell’offerta.
Tre scenari possibili per la campagna 2026/27
Per il mercato italiano possiamo quindi immaginare tre scenari.
Produzione spagnola normale: il meccanismo non viene attivato e il mercato segue le normali dinamiche di produzione, consumi, scorte ed esportazioni.
Produzione molto elevata ma sotto la soglia: aumenta l’offerta europea e potrebbe crescere la pressione sui prezzi, senza però l’intervento previsto dalla norma.
Produzione e scorte oltre la soglia del 120%: la Spagna potrebbe attivare il ritiro di una parte della produzione nel tentativo di evitare squilibri eccessivi.
Soltanto nei prossimi mesi sarà possibile capire quale scenario si realizzerà.
Per l’olio italiano la qualità resta una variabile fondamentale
Un eventuale calo delle quotazioni internazionali non avrebbe necessariamente lo stesso effetto su tutti gli oli italiani.
Il mercato italiano è estremamente diversificato.
Accanto all’olio extravergine convenzionale esistono produzioni DOP e IGP, oli biologici, monocultivar e produzioni territoriali con prezzi molto più elevati e dinamiche commerciali differenti.
Un olio italiano fortemente caratterizzato da origine, cultivar, qualità sensoriale e tracciabilità non compete esclusivamente sul prezzo con un extravergine comunitario standard.
Diverso è il caso dei segmenti più industriali e della grande distribuzione, dove il costo della materia prima internazionale assume un peso molto maggiore.
Il vero appuntamento sarà tra settembre e ottobre
La partita della campagna 2026/27 non è quindi ancora decisa.
Il progetto spagnolo rappresenta per ora una rete di sicurezza, non l’annuncio di un ritiro già programmato.
I dati decisivi arriveranno quando saranno disponibili:
- le scorte finali della campagna 2025/26;
- le prime stime ufficiali della produzione spagnola;
- le previsioni produttive degli altri grandi Paesi mediterranei;
- l’andamento delle quotazioni all’inizio della nuova raccolta.
Entro il 31 ottobre 2026 la Spagna punta ad avere pronta la norma per poter intervenire qualora si verificassero le condizioni previste.
Per l’Italia sarà quindi fondamentale seguire ciò che accade oltre i Pirenei.
Perché se la Spagna produrrà molto olio, gli effetti non resteranno confinati al mercato spagnolo: potrebbero arrivare rapidamente anche sui listini italiani.
Fonti
Ministero dell’Agricoltura, Pesca e Alimentazione della Spagna – progetto di norma di commercializzazione dell’olio d’oliva per la campagna 2026/27.
Commissione europea – dati sulla produzione di olio d’oliva 2025/26.
ISMEA Mercati – quotazioni dell’olio d’oliva in Italia e dell’olio di provenienza estera, agosto 2026.
