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Olio di semi colorato spacciato per extra vergine di oliva: 24 indagati

Un’imponente operazione dei Carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare di Messina, con il supporto del Comando provinciale di Agrigento, coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento con il pm Annalisa Failla, ha svelato un sofisticato e diffuso sistema di contraffazione dell’olio di oliva.

L’inchiesta, culminata tra la notte e l’alba del 27 gennaio 2026 con una serie di perquisizioni a tappeto tra aziende, abitazioni, garage e magazzini a Palma di Montechiaro (AG) e in altre località, ha portato alla luce un’organizzazione dedita alla commercializzazione di olio adulterato spacciato per extravergine di oliva, con 24 persone indagate e sequestri per centinaia di migliaia di euro.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione avrebbe acquistato oli di semi economici, poi opportunamente trattati con clorofilla rameica e betacarotene per modificarne colore e aspetto, in modo da simulare gli attributi visivi dell’olio extravergine d’oliva.

Gli accertamenti di laboratorio, eseguiti dall’Istituto centrale repressione frodi del Masaf, hanno confermato la presenza degli additivi chimici utilizzati per la sofisticazione dell’olio.

Questo “olio taroccato” veniva quindi venduto come prodotto di alta qualità a privati, esercizi commerciali e laboratori alimentari a prezzi competitivi, ingannando migliaia di consumatori.

Le accuse formulate nei confronti degli indagati includono:

  • Associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio;
  • Truffa alimentare;
  • Alterazione della composizione degli alimenti;
  • Riciclaggio e autoriciclaggio dei proventi illeciti;
  • Violazioni della normativa sulle accise relative ai carburanti.

Durante le perquisizioni effettuate in aziende, magazzini, abitazioni private e depositi, i carabinieri hanno posto sotto sequestro:

  • Quasi 500.000 euro in contanti, ritenuti proventi dell’attività illecita;
  • Migliaia di litri di olio di semi adulterato;
  • Quantitativi significativi di clorofilla e altri additivi usati per la sofisticazione del prodotto;
  • Computer, tablet, telefoni cellulari
  • Documentazione contabile, tra cui un “libro mastro” che potrebbe testimoniare le operazioni economiche dell’organizzazione;
  • Cisterne di gasolio detenute illegalmente, presumibilmente utilizzate per abbattere i costi di distribuzione con carburanti agricoli soggetti ad accise ridotte.

Queste evidenze non solo confermano l’esistenza di un’attività criminale ben organizzata, ma rivelano anche l’uso di strumenti logistici e finanziari per sostenere un traffico di grandi proporzioni.

DOVE ERA VENDUTO L’OLIO CONTRAFFATTO?

Secondo le indagini, l’olio contraffatto non sarebbe stato venduto esclusivamente in provincia di Agrigento o in Sicilia: i prodotti ottenuti venivano distribuiti in tutte le province siciliane, in alcune zone della Calabria, sul territorio nazionale e persino oltre confine, in Germania.

La rete di distribuzione, con frequenti consegne giornaliere su strada, ha consentito all’organizzazione di infiltrarsi in diversi canali commerciali, senza destare immediatamente sospetti grazie all’aspetto e al colore del prodotto trattato chimicamente.

VENDITE FRAUDOLENTE

Un aspetto rilevante dell’indagine riguarda anche la gestione dei profitti illeciti: gli investigatori ritengono che gli introiti derivanti dalla vendita dell’olio siano stati “ripuliti” tramite un sistema di false fatturazioni. Alcune imprese individuali legate agli indagati, formalmente attive nel settore agricolo, avrebbero emesso documenti fiscali per giustificare flussi di denaro che, in realtà, derivavano dalle vendite fraudolente.

Questo meccanismo di autoriciclaggio avrebbe permesso di reinserire nei circuiti legali somme elevate, complicando ulteriormente le ricostruzioni contabili dell’organizzazione.

La portata dell’indagine mette in luce quanto possa essere diffusa e pericolosa la frode nel comparto oleario. Oltre al danno economico per i consumatori ingannati e per i produttori onesti di olio extravergine di oliva – settore strategico per l’economia siciliana e italiana – la commercializzazione di prodotti adulterati rappresenta un rischio per la salute pubblica e la fiducia nei prodotti tipici locali.

L’operazione di Palma di Montechiaro si inserisce in un quadro più ampio di controlli e repressione delle frodi agroalimentari in Italia, dove negli ultimi anni le autorità hanno intensificato i controlli per tutelare sia qualità che trasparenza nel mercato alimentare.

L’inchiesta è ancora in corso: gli inquirenti stanno analizzando i materiali informatici e documentali sequestrati per ricostruire con precisione le responsabilità individuali e la piena estensione della rete criminale. Prima di eventuali richieste di rinvio a giudizio, saranno approfonditi anche i dettagli sulla filiera di approvvigionamento e vendita del falso olio extravergine.